giovedì 12 dicembre 2013

New York New York...

Lo so, lo so, è banalissimo, ma non mi importa. 
Se serve mi autodenuncio: mi piace, adoro, amo New York a Natale (in realtà la amo sempre, ma a Natale di più). 
Di più: se potessi ci andrei, ora, subito, immantinente e anche precipitevolissimevolmente.
Mi mancano le luci, gli odori e i suoni. Mi mancano le strade, il traffico, la metropolitana, il caffè cattivo e quello buono, i dolci e i tramezzini, i negozi e grattacieli. Mi mancano anche il freddo e la neve. 
Mi manca  la città che somiglia ai "Grandi Magazzini C'E' TUTTO" di Rebassettiana memoria ( Re Bassetto, il protagonista di una delle mie favole preferite quando ero bambina) e dove tutto può davvero succedere e tutto si può davvero trovare, che è bella e magica sempre, ma che a Natale diventa una favola.
Vorrei partire ora con il mio Collaterale Destro (alias il mio compagno, alias Giovanni) e vedere la sua faccia mentre la scopre e smette di vederla con i miei occhi e la impara a conoscere. 
Ah si, mi piacerebbe proprio sentire che cosa avrebbe da dire il mio compassatissimo Collaterale. Mi viene da ridere solo a pensaci.
Ok, ora esco, vado in una ricevitoria e gioco una schedina del superenalotto e poi vinco. 
Mi sa che, con i tempi che corrono, sia l'unico modo per fare la vancaza che vorrei e come la vorrei.



E se qualcuno vuol sapere qualcosa di più di RE Bassetto (che è un bellissimo libro di Corrado Blasetti, clicchi qui :)

mercoledì 11 dicembre 2013

E io Cucino!

Mah... a volte l'unica cosa buona da fare è lasciar perdere e andare avanti.
E' anche possibile, in questo caso, che tutto vada a posto senza che tu ti sia sforzata oppure te ne sia accorta.
A questo momento di mondo che mi appare sottosopra e inadatto alla mia indole e al mio modo di vivere io rispondo occupandomi di altro.
Per esempio, devo fare il Ginger Candito e tutte le conserve che mi ha insegnato Claudia.
Provare tutte le ricette che mi hanno dato Francesca e Antonella. E fare anche la meravigliosa Torta di Marroni e il Curry di Ilaria...

Devo trovare un acconcio menù di Natale e uno per l'Ultimo dell'anno.
Devo sperimentare i dolci che non so fare, cioè praticamente tutti.
Si si: voi mettete sottosopra il mondo? E io cucino!
E vediamo che dura di più.

mercoledì 25 settembre 2013

Un paese di schizofrenici...

No, non capisco.
Ma non eravamo noi italiani quelli che "mercato libero è bello"? 
Non eravamo noi quelli "basta industria di stato!"?
E non eravamo sempre noi che volevamo le liberalizzazioni per spendere meno e meglio e per non pagare più i debiti di aziende gestite male? Quelli che prendevano in giro i francesi che continuavano a produrre auto con soldi pubblici o i tedeschi che non vendevano la loro compagnia telefonica?
A meno che non abbia sognato tutto, abbiamo passato gli ultimi 20 anni a leggere e ascoltare queste cose su ogni giornali, tivù, commento sul web.
E ora? Ora che le dismissioni danno i loro frutti (buoni o cattivi, non voglio giudicare, ma aggiungo che io sono socialista, indi, non proprio affine al: decide il mercato e chi non ce la fa si arrangi) tutti a urlare che l'Italia non va svenduta?
Scusate, ma: che senso ha? E, soprattutto, voi quando queste cose succedevano, dove eravate? 

Che cosa pensavate sarebbe successo una volta vendute le partecipazioni pubbliche? Che per magia tutto sarebbe rimasto come sempre? Eh, no, gente, no: non è così. Quando un'impresa è sul mercato (soprattutto se è mal gestita e piena di debiti) alla fine qualcuno se la compra. Per questo si chiama MERCATO: si compra e si vende per trarne profitto.
Telecom diventa spagnola? Pace e pazienza. 
Alitalia prende il volo per la Francia? Altrettanto. 
(Anche se, lo confesso, se avessi davanti chi ne impedì la vendita 5 anni fa, a condizioni e prezzo migliore, solo per fare campagna elettorale gliene direi di tutti i colori. E altrettanto farei con chi, per questa ragione, votò quei tizi opportunisti e privi di interesse per il popolo italiano).
La parte civile di Ansaldo sta per prendere un treno per la Corea o la metro per gli Usa? 

Che vi devo dire? Speriamo la gestiscano meglio di come hanno fatto fino ad ora manager impreparati e assolutamente incompetenti (non lo dico io, lo dicono i risultati).
E non provate a dare la colpa solo alla politica eh, che se in Italia ci fossero davvero tanti buoni imprenditori (alcuni ci sono, per fortuna, ma son esigua minoranza) tutto questo non sarebbe successo. Le aziende sarebbero state acquistate per farle crescere. Sarebbero state ben gestite, avrebbero prodotto lavoro e reddito per molti. Sarebbero state ancora un bene nazionale, di proprietà privata, ma utili a tutti. Come è successo e succede in molte altre parti del mondo.
Qui invece no. 
E il peggio, secondo me, è che tutto questo (politica, imprenditori e quant'altro sta succedendo) ci rappresenta benissimo. 
Rappresenta perfettamente questo caos chiamato Italia. 
Un posto dove nessuno ricorda che cosa è successo il giorno prima, dove si pensa che sia furbo chi se ne sbatte delle leggi e stupido chi le rispetta. Dove non si pagano le tasse (100 miliardi di evasione l'anno... mica noccioline)  e ci se ne vanta. Dove si dà la colpa alla politica e alle leggi dimenticando che quelli che fanno politica e leggi li votiamo NOI.
Quello che sta succedendo è solo il riflesso della nostra società, di quello che siamo, di come viviamo.
Siamo un popolo di schizofrenici che cambia idea a seconda delle convenienze, non sa cosa sia una comunità e pensa di risolvere i problemi andando a gridare in piazza o scrivendo post sul Web,
Prima ce ne rendiamo conto e meglio è.

mercoledì 18 settembre 2013

Ho fatto spesa con Mia Farrow...

Avete presente un negozio di quelli che si trovano solo nelle vecchie città italiane, quelle che hanno più anni di storia che sassi per strada? 
Esatto: uno cosi, rifinito di legno e di pietra, lungo e stretto, pieno di profumi e odori e anche di pacchetti colorati di merce varia. Un negozio che vende di tutto, ma soprattutto pane, pizza, biscotti, schiacciata (una schiacciata di quella fatta alla maniera toscana, da leccarsi baffi e dita). Ecco: è il negozio dove vado tutti i giorni a quest'ora per comprare il pranzo.
Entro, ed eccola lì. E' lei, E' lì che aspetta, tranquilla, incuriosita e, si vede benissimo, del tutto fuori posto. Capelli scomposti, sguardo azzurro stranito, camicetta viola o fiorellini bianchi, gonna stonata e di una lunghezza indefinibile, il collo ornato da una macchina fotografica lasciata lì, a ciondolare, quasi non fosse sua e non le pesasse. 
Ha in mano un numero (la bottega è frequentatissima, per essere serviti bisogna fare la coda e per fare la coda senza litigare servono i numeri). Lo guarda, lo gira, lo rigira... Non ha capito a cosa serva. Mi sorride, un po' smarrita dietro gli occhiali tondi, e mi chiede: what is this? Glielo spiego, ci mette un po' a comprendere, ma alla fine capisce. Poi si rende conto che  non sa come si dica quel numero in italiano. Mi chiede anche quello. Sessantatre, le dico. Lei lo ripete. E lo ripete. E lo ripete. Finchè una delle ragazze dietro il banco non lo pronuncia ad alta voce. "SESSANTATRE!". Mia però non si muove, continua a ripetere il numero fra le labbra e non si rende conto che stanno chiamando lei. Le tocco leggermente il braccio: tocca a lei, le dico. Mi ringrazia e si avvicina al banco. Vuole la schiacciata, ma non sa come chiamarla, la indica. Poi precisa che ne vuole almeno due pezzi. E mima la grandezza. Poi, non contenta, li fa dividere in quattro parti uguali, controlla che vadano bene e passa ai dolci. Vuole due pezzi di torta di mele, due di torta di crema e noci e due di schiacciata coi fichi. Li guarda con un che di sazio e soddisfatto, mentre la commessa li infila nel suo sacchetto e glieli consegna "Spende 12 euro " le dice poi la ragazza. Mia le porge un foglio da 20, afferra il sacchetto e se ne va. "Signora il restooooooooooo" le gridano dietro una decina di voci. Ma lei non c'è più. S'è persa fra i banchi del mercato. A guardare trasognata frutta e verdure impilate ad arte o a scattare foto di meraviglie su meraviglie. 
Ragazzi, ho fatto spesa con Mia Farrow (o forse no, ma non lo sapremo mai, tant'era uguale) 

martedì 17 settembre 2013

Non mi rimane che trasmigrare...

Ci sono cose, nella vita, delle quali conviene prendere atto per vivere meglio. Ecco, questa è una di quelle: sono obsoleta.
Il mio modo di pensare, di vivere, di inventare, di respirare Politica è antico quasi quanto il sanscrito e, probabilmente, altrettanto incomprensibile. E quindi, un pianto (figurato), un sospiro (vero) e un lamento (ancora non ho deciso se silenzioso o meno) e via, verso nuove passioni, mete e attrazioni.
Trasmisgro.
Riempio i bauli di 20 e più anni di vita, li chiudo bene perché tutti si conservi, li accatasto e spengo la luce. In attesa di tempi migliori. Tempi in cui Politica torni a far rima con cose che mi siano più familiari degli show e delle barzellette, dei rinvii a giudizio e dei sospetti generalizzati, dei rinnovatori vecchi e dei vecchi rinnovatori.
Trasmigro. E mi invento altre 1000 e una cosa che mi facciano star bene e crescere, imparando, condividente, divertendomi... magari anche facendo qualcosa che non serva solo a me.
Potrei presentare domanda come assistente di Babbo Natale e offrirmi per ispezionare i vari luoghi in cui deve portare i regali... Oppure potrei diventare l'inviata di una di quelle tivù piene di documentari sul cibo. Quelle nelle quali un paio di fortunati girano il mondo, mangiano, bevono e conoscono persone interessanti. O potrei, anche, trovare un posto come scopritrice di mega talenti letterari e pubblicare the next Via col Vento... Si, insomma, le cose da fare non mancano.
Magari se invento la macchina del tempo riesco a farne anche di più...
L'importante è non dover restare qui a vedere lo scempio che, in nome di non si sa bene cosa, stanno facendo (si stanno, che io non c'entro nulla con questo schifo) dell'Italia e della Politica italiana.


mercoledì 11 settembre 2013

La Costituzione? Cosa??? Ma ve l'hanno almeno presentata?

Signori e signore, signorine e signorini, madame e messeri etc etc, fateve una ragione: la Costituzione non è un'opinione e non cambia a seconda di chi la legge.
A me dispiace da morire (no, non è vero) che non possiate pubblicare i vostri link su Travaglio e Company urlando che il governo è incostituzionale o roba simile senza sentirvi dire che state dicendo sciocchezze. 
E mi dispiace anche (questo invece è vero) che  succeda lo stesso quando credete a prescindere a quello che Grillo e soci vi raccontano in proposito.
E vi dirò: mi dispiace soprattutto vedervi lì, bocca aperta e testa in su, a guardare  ammirati una dozzina di parlamentari su un tetto che urlano e sbraitano perchè, dicono, la vogliono salvare (fosse pure in pericolo, mi dite voi a che cavolo serve urlare da un tetto?) .
Scusate, ma voi, l'avete letta la Costituzione? Come dire, prima di parlarne o di riportare come fosse Vangelo quello che vi racconta qualcun'altro, almeno, ve l'hanno presentata?
Ecco, se per caso la risposta è no, fatelo. Prima è meglio è. 
Sono solo 139 articoli, scritti in un italiano bellissimo e pieno di concetti anche più belli dell'italiano. 
E se avete voglia di capire meglio o se vi pare di non intendere benissimo che cosa vogliono dire (che in effetti le madri e i padri costituenti hanno condensato in poco spazio tanta roba e non sempre è facile cogliere tutti i significati) ci sono sempre i libri di diritto costituzionale. Che un articolo lo disfanno in mille significati e ve li spiegano tutti benino benino. Non serve tanto, davvero: un pochino di impegno e capirete all'istante se una cosa è costituzionale o no. Non vi pare meglio?

martedì 10 settembre 2013

Finalmente liberiiiii! (Di votare chi vogliono senza perdere il posto)

In questi giorni penso spesso alla libertà. Alla liberà di pensare e decidere senza dover chiedere il permesso, senza sentirsi obbligati a seguire un capo, senza aver paura di offendere qualcuno.
Già, la libertà di dire e fare, decidendo in autonomia, quello che ci sembra più giusto. O quello che ci sembra la cosa migliore in una certa situazione.
Ci penso e mi chiedo quante volte in vita mia ho tradito la mia libertà. E mi consolo subito: sono state poche. Pochissime. E per cosa piccole e assolutamente trascurabili. Per il resto del tempo ho deciso e fatto a modo mio. Magari da sola, ma sempre ascoltando solo la mia testa e il mio cuore. E pagando sempre di persona.
Questo non vuol dire che io abbia vissuto contro vento oppure sempre contro l'opinione corrente. No, vuol dire solo che quando mi son trovata insieme a molti altri l'ho fatto perchè avevo deviso di farlo. Perchè credevo che fosse, a mio libero e unico giudizio, la cosa migliore.
Certo, la libertà non è gratuita, anzi: i prezzi da pagare ci sono sempre. 
Soprattutto se ti trovi a non voler seguire la corrente, a non far parte della maggioranza e seguiti (o seguita, nini, seguita... modo di dire toscano che vuol dire: e continui) a voler dire la tua a voce chiara e forte. Ecco: in quei casi la libertà si paga cara. Si perdono lavori, opportunità e occasioni. Amici no. Anche perchè quelli che si allontanano perchè sei diventato temporanemante un paria, amici veri non lo erano. Una brutta cosa, insomma, che di piacevole ha poco o niente.
Dev'essere perchè è proprio poco gradevole che alcuni che conosco, alle primarie di novembre, pur volendo votare Renzi hanno votato Bersani. Anzi, non si sono limitati a votarlo, si sono detti anche suoi convinti sostenitori.
Certo: in privato un po' nicchiavano... storcevano la bocca, chiedevano di aprire due comitati (uno per Renzi e uno per Bersani) per non rimanere a piedi perchè "... hai visto, non si sa mai che cosa può succedere...", brontolavano che serviva il rinnovamento... ma proprio non ce la facevano, non avevano il coraggio di esporsi e dire: io voto Renzi. 
No. La paura di rimetterci posti e poltrone era davvero troppa. L'idea era che Bersani avrebbe vinto, il capo (gli amici, il segretario, il babbo, la mamma, la fidanzato, il fidanzo, il fratello, la sorella, il gatto, il cane, il canarino etc etc) votava Bersani e loro non poteva esporsi e dire che, forse, sarebbe stato meglio votare Renzi. (brutta cosa no? Soprattutto per coloro che Renzi lo hanno votato e sostenuto con grande passione, fregandosene di quello che avrebbero potuto perdere o vincere. Solo perchè ci credevano. Brutta davvero).
Penso spesso a loro in questi giorni e, devo dire, mi sento sollevata. A questo giro potranno votare chi avrebbero sempre voluto e non corrono nemmeno il rischio di perdere il posto. Non gli sarà richiesto di sfoggiare il coraggio che non hanno o la coerenza che non posseggono, dovranno solo deporre un voto nell'urna, con animo lieto, leggero e felice.
Che tristezza però.


 

lunedì 9 settembre 2013

Biscotti alle spezie e aria di Natale. E un bacio al mio babbo, che non c'è più.

Non c'è niente da fare: i biscotti al ginger fanno venire in mente Natale anche a settembre.
Il profumo di cannella, il sapore piccante e dolce... chiudi gli occhi e vedi l'albero addobbato e anche i regali.
Li amo, i biscotti al ginger. Amo tutti i biscotti alle spezie in realtà. Mi ricordano quando ero bambina e mio padre li portava a casa da un po' di paesi del nord Europa.
Erano tutti diversi, avevano forme, colori, sapori e profumi differenti.
Mia madre li metteva sotto il grande albero in salotto. E io li guardavo, aspettando religiosamente che arrivasse la mattina del 25 per aprirli. 
Non  duravano mai molto e il 7 gennaio (data nella quale ogni anno decidevo di portarne qualcuno a scuola per farli assaggiare ai compagni condannati al panettone) di certo non ce n'erano più.
Sanno di pepe e cioccolata questi ricordi. E sono dolci e tristi, ora che mio padre non c'è più.
La sia una cosa, babbo? Domani sono 11 anni che sei morto. E mi manchi tanto. Non ti posso più ringraziare per tutto quello che mi hai regalato, insegnandomi che il mondo è grande ma piccolo. E che le persone sono tutte, ma proprio tutte, uguali a me. 

giovedì 5 settembre 2013

Un incubo lungo 20 anni... che altro deve capitare per svegliarci?

Me lo ricordo bene, io, quest'uomo e il suo: l'Italia è il paese che amo. E mi ricordo il 27 e 28 marzo del' 94 e la faccia scolvolta di mio padre e dei miei compagni e compagne, le loro lacrime.
E non era per le elezioni perse, no, non solo. Era per quello che quest'uomo predicava e portava con se. 
Loro, abituati ad un altro genere di politica, avevano capito bene e subito che cosa ci aspettava.
Evito di raccontare e commentare il resto: tanto lo abbiamo vissuto. Arrivo di corsa all'oggi, alla condanna, al suo rifiuto (suo e di quelli che lo sostengono) di accettare il giudizio della magistratura. Arrivo al suo proclamarsi cittadino diverso dagli altri (più uguale degli altri, avrebbe detto Orwell), al suo pretendere di non decadere da Parlamentare, il suo esigere che anche il Pd voti a suo favore senza se e senza ma.

Tante e tante volte, lungo questi anni (duri e difficili per chi pensa che l'italia dovrebbe essere una normale democrazia occidentale) ho avuto una sensazione prepotente di irrealtà. La stessa che si prova, con sollievo, alla fine di un incubo particolarmente brutto o doloroso quando ci si rende conto che si sta sognando. Tante e tante volte, si, ma mai forte come ora. Ora che mi capita di leggere in un articolo dell'Huffington post che Napolitano avrebbe deciso di rispondere con il medesimo mezzo (un messaggio a reti unificate alla nazione) ad un eventuale ed ennesima apparizione con dichiarazioni bellicose  del Cavaliere.
Ma ci rendiamo conto? Un presidente della Repubblica Italiana costretto a ricordarci, a stretto giro di video, chi è Berlusconi, perchè verrà arrestato il 15 ottobre e anche perchè ha fatto cadere il governo nonostante gli impegni presi.
E' una cosa incredibile, impossibile da concepire, inaccettabile in qualsiasi paese occidentale. 

E' un incubo possibile solo in Italia, dove l'approssimazione è legge, la legge è teoria da non applicare a se stessi e l'onestà e la conoscenza difetti nefasti. 
E' lo stesso incubo da 20 anni, che invece che affievolirsi come capita verso il risveglio, peggiora.
Che altro deve capitare ancora per svegliarci? 

Link all'altricolo
Dall'Huffington Post: "Decadenza Silvio Berlusconi, anche Giorgio Napolitano potrebbe parlare in tv se il Cav attacca col suo video"

mercoledì 4 settembre 2013

A che servono le correnti? O anche: uso e consumo del consenso o presunto tale


Qualche giorno fa, seduto bello rilassato su una poltroncina alla festa nazionale, Dario Franceschini ha annunciato che lui voterà Matteo Renzi.
Cosa legittima, non è questo che mi sconcerta. No. A impressionarmi è stato quello che è successo dopo e per spiegarlo è necessaria una premessa. 
Dario Franceschini è il fondatore e il capo politico di una associazione (siccome chiamarle correnti non fa fino allora si chiamano associazioni, fondazioni, gruppi etc etc) che si chiama AreaDem, alla quale fanno capo moltissime persone che, durante il congresso Pd del 2009, votarono per lui. Ecco: a impressionarmi (dico davvero) è stato il comportamento di molti iscritti o simpatizzanti di quest'ultima. Nel giro di qualche ora, al massimo di un paio di giorni, si sono affrettati a allinearsi al fondatore e a dichiarare il proprio appoggio al Sindaco di Firenze. 
Ora: è ovvio che non ho prove che tutte queste conversioni sulla via della rottamazione non siano avvenute spontaneamente, ma come dire... ho un legittimo dubbio. Che discende dal fatto che queste stesse persone fino a pochi giorni prima (come lo stesso Franceschini, del resto, che voleva far votare i soli iscritti ed era contrarissimo all'impostazione congressuale renziana) dicevano di Matteo Renzi peste e corna.
Non sto qui a pontificare su quanto sarebbe necessario avere autonomia di pensiero su una cosa così importante (mi pare inutile, tanto è evidente), ma mi chiedo: davvero c'è chi fa una cosa solo perchè la fa il suo "capo" politico? E mi rispondo: certo che c'è e c'è anche sempre stata, altrimenti perchè fondare le correnti? 
E' esattamento a questo che servono: a dire agli altri come devono votare, vincolandoli con un senso di appartanenza ad una piccola parte del Pd, invece di impegnarsi ad insegnare il senso di appartenenza al partito. Senso di appartenenza che ci renderebbe davvero tutti più forti come entità politica.
Già... ma evidentemente non è alla forza del Pd che si mira, nè al bene della comunità. Si pensa a quanto si può pesare in termini di seggi e amministratori locali. In termini di influenza politica sulle decisioni di eventuale governo.
No, tutto questo non mi piace. Affatto. Preferisco chi ci mette sempre la faccia senza nascondersi dietro la schiena di nessuno e non si crea alibi abdicando alla sua possibilità di decidere. Preferisco chi si prende le sue responsabilità senza dare la colpa ad altri e lavora per il bene comune, per il Pd tutto, non per (o agli ordi ni di) questo o quel capo bastone
In questo momento la mia simpatia va a chi, pur facendo parte di Area Dem, si è preso tempo per riflettere e magari leggere i documenti. Visto che è un Congresso mi pare il minimo. Poi magari voteranno pure Renzi. Ma almeno avranno provato a decidere da soli e ad andare "controcorrente".

martedì 3 settembre 2013

Liste per Renzi fuori dal Pd. E Matteo che dice?

Ieri, sulla stampa locale, ho letto un articolo curioso. 
In uno dei comuni della provincia di Pistoia, Larciano, sarebbe nata (con l'evidente intenzione di presentarsi alle elezioni comunali dell'anno prossimo) una "Lista Renzi".
Cosa originale e anche divertente è che questa lista non è la lista Pd con un altro nome. No, è proprio uno lista a parte, che si ispira al Sindaco di Firenze e che non ha niente a che vedere (e non vuole averlo) con il Partito Democratico. 

Anche se i fondatori precisano immediatamente (e quindi non era ovvio in se, parrebbe) che loro non sono "contro il Pd", io mi chiedo: è possibile che qualcuno usi il nome di un candidato a Segretario del Pd (oltre tutto di quello con più possibilità vincere) per fare una lista fuori dal Pd che, per forza di cose, alle comunali si dovrà schierare CONTRO quella del Pd? 
Si, perchè, se non lo sapete ve lo dico io, Larciano è un comune con meno di 15.000 abitanti e quindi non esistono le coalizione di più liste o il ballottaggio. No, no... Si elegge Sindaco chi arriva primo (anche di un voto) al primo turno. Quindi: o stai nella coalizione e nella lista con il Pd oppure sei contro...
Ecco: mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano i sostenitori larcianesi di Renzi che militano nel Pd. E anche che cosa ne pensa Renzi. Forse (dico forse eh) sarebbe il caso che facesse sapere di non gradire affatto questa "intitolazione"...


martedì 27 agosto 2013

L'angoscia da Congresso

H

No, non ce la posso fare. 
Dico davvero: un altro congresso alla moda delle primarie del PD, per me, è troppo. 
Non reggerei agli incontri televisivi con relativi commenti, alle cronache e ai retroscena dei bisticci quotidiani, ai talk show dove sembriamo più nemici che membri della stessa famiglia politica.
Porca miseria!
Io credevo di aver fondato un partito che somigliasse ad una torta salata, dove cibi diversi si fondono e diventano un unicum squisito e non scindibile e mi ritrovo, invece, una insalata dove gl iingredienti  son troppi, tutti divisi fra loro, sconditi e soprattutto indigesti. 
Badate, non è che possiamo durare così all'infinito eh! Questa è l'ultima possibilità. Non ci saranno prove d'appello. 
Questa volta o la capiamo e ci mettiamo a pensare sul serio a come vogliamo il Pd e a come vogliamo l'Italia (e usiamo il Congresso per fare qualcosa di concreto) oppure possiamo tranquillamente iscriverci tutti a corsi di scrittura creativa, di giardinaggio, di portoghese o di cucina o di quello che ci pare. Perchè nessuno ci prenderà mai più sul serio. 
Saremo per sempre quelli dei 101 contro Prodi, quelli che non riescono mai a mettersi d'accordo su nulla, quelli che parlano tutti insieme e si smentiscono a vicenda, quelli che non sanno mai dire nè si nè no e dondolano in giro aspettando che passi la nottata. 
Saremo per sempre (soprattutto) quelli che hanno troppi candidati, poche idee e nessuna capacità di metterle in pratica.
E a salvarci non basterà un messia laico oppure un quasi leader carismatico (che il Pd per come è fatto leader proprio non ne può avere) non ci sperate. Un altro congresso alla moda delle primarie Pd e non ci saranno storie: saremo finiti, morti, sepolti,kaputt 
Non credo serva molto per essere credibili: i candidati ci sono (tutti degnissimi), le idee si spera arriveranno (altrimenti su che base si candidano?). Sembrerebbe sufficiente discutere civilmente delle proposte, provare a metterle insieme, accettare il verdetto delle primarie (durante le quali NON ci offenderemo a vicenda e NON urleremo alla conventio ad escludendum) e poi lavorare tutti insieme per vincere le elezioni e governare l'italia.
Mi pare una cosa facile eh... 
Basterà provare a pensare che siamo una comunità e non un insieme di io. Una torta salata, in pratica, e non un'insalata scondita. E agire di conseguenza.
O, almeno, io la vedo così (sarò troppo ottimista?)

lunedì 26 agosto 2013

Il diritto di non essere d'accordo



Il vento di antipolitica e demagogia che tira non mi piace. Troppo spesso sussurra falsità, inesattezze e simili per creare rabbia, rancore, incertezza. Mi verrebbe da dire a chi lo usa: guardate che non serve, non c'è bisogno di mentire, ci sono già abbastanza guai e debolezze del sistema da denunciare senza inventarne altre.
Poi mi rendo conto che non è così: chi per fare demagogia e antipolitica inventa notizie eclatanti e nel contempo poco collegate alla vita di tutti i giorni usa questo metodo per non parlare dei problemi veri. Per non dover proporre soluzioni. Per non dover lavorare davvero a creare un posto migliore per tutti dove vivere.
Ecco, questo non mi piace. Anzi: è una cosa che odio, che mi mette a disagio, che mi infastidisce nel profondo. Come mi infastidisce nel profondo il fatto che in troppi ripetano notizie o dati (o pubblichino link a ripetizione) senza mai controllare che sia veri o che la fonte citata sia esistente e attendibile.
Oh, sia chiaro, lo so che così è più facile, che si fa meno fatica e che credere nell'uomo della provvidenza o nei complotti dei poteri forti aiuta a vivere meglio e ti toglie dalle spalle le responsabilità lasciandoti tutto lo spazio possibile per vivere la tua vita (magari non rispettando nemmeno troppo le leggi consolandosi perchè, tanto, non lo fa nessuno...). Ma non mi importa. Io non sono d'accordo e continuerò a non esserlo.
 E anche se vi parrò una sprovveduta che non capisce che cosa le capita intorno continuerò a difendere il mio diritto di vivere e pensare in un altro modo.

domenica 25 agosto 2013

AGIBILITA'... AGIBILITA'?



agibilità

[a-gi-bi-li-tà] s.f. inv.
  • • Insieme dei requisiti che rendono agibile un edificio, un impianto ecc.; autorizzazione all'uso data dall'autorità competente: avere l'a.

    Si sono proprio impuntati: vogliono l'agibilità per Berlusconi. Come se fosse un palazzetto dello sport o uno stadio. Come se fosse lo stadio di una squadra di calcio con milioni di tifosi, dove si gioca, ma dove nessuno (ma proprio nessuno) può entrare per vedere le partite. E se noi PD, cattivi, non gliela garantiamo loro minacciano la rivolta. Immagino a suon di dimissioni di ministri e parlamentari, farcite e condite di urla, parolacce e lancio di gradinate e mortaretti. Perchè l'agibilità di Berlusconi non è una scelta: è un'obbligo. Semplicemente perchè lui è di più, meglio e superiore e per lui la legge vale ma fino ad un certo punto.
    Scusate, però, tifosi del Signor Berlusconi, l'avete letta la definizione della parola che avete lanciato nell'universo della moda linguistica e della quale fate abuso quotidiano (in buona compagnia di giornali, giornalisti e c)? Il significato è chiaro: dicesi agibilità l' autorizzazione all'uso data dall'autorità competente, che in questo caso sarebbe il Senato della Repubblica, che (se non erro) inizia a parlarne il prossimo 9 settembre per poi andare al voto in aula. E che proprio come dice l'articolo 66 della Costituzione (si, Monsù Alfano, non è incostituzionale che il Senato decida che un proprio membro è incompatibile, anzi, è previsto) deciderà che fare del #piùmeglioditutti. 
    Tutto considerato, miei cari geni della comunicazione del Pdl, mi sa che abbiate scelto la parola sbagliata: dare l'agibilità a Berlusconi significa farlo giudicare ai suoi pari. Esattamente quello che voi non vorreste mai.


sabato 24 agosto 2013

Le vacanze sono uno stato dell'anima (forse).


Volevo aspettare settembre per ricomincare a scrivere sul mio diario. Volevo. 
Poi ho pensato che forse avevo qualcosa da dire e che aspettare avrebbe fatto diventare tutto molto più lungo.
E quindi lo dico oggi, 24 agosto, San Bartolomeo: ho intenzione di modificare un po' di cose d'ora in avanti nella mia vita, o meglio, ho intenzione di modificarne una: il tempo e lo spazio che in essa ha l'attività politica. 
Ho deciso durante questa estate troppo piovosa (prima) e troppo calda (poi).  Guardando fuori dalla finestra (metaforica e non ) e mi sono accorta che ci sono migliaia di cose da fare a questo mondo. Troppe per far finta di non vederle e accantonarle o rimandarle in favore di un'unica passione che, almeno ultimamente, non ti dà nemmeno troppe soddisfazioni.
Mi occuperò sempre di politica e della mia comunità, non potrei smettere nemmeno volendo perchè fa parte di me, ma il contratto che avevo (chissà quando) firmato in esclusiva è scaduto. Credo mi piacerà molto fare più la spettatrice che la protagonista. E credo anche che la mia qualità di vità ne avrà un netto miglioramento :)

domenica 2 giugno 2013

Per favore... non mi (ci) fate arrabbiare...

Più il tempo passa più mi rendo conto del danno. E più il tempo passa e più navigo fra la rabbia e la rassegnazione, con il terrore di arrivare all’indifferenza.
A questo punto non mi interessano più i nomi. E nemmeno i motivi. Mi interessa solo che 100 e passa persone che anche io ho votato mi hanno delusa e hanno cancellato ogni possibilità che il Pd, per un lungo periodo, possa essere incisivo nella storia di questo paese.
Quelli come me, che hanno lavorato come matti per fondarlo, che ci hanno creduto, che hanno lottato per una idea e per delle prospettive, si sono sentiti traditi. Anzi, peggio: quelli come me si sono sentiti presi in giro. E oggi sono qui, straniti, a ad aspettare di vedere che cosa altro possono riuscire a combinare persone che, per chissà quale interesse proprio, di gruppo, di capobastone o di corrente, hanno mandato in malora tutto il loro lavoro. E anche un certo tipo di futuro per l’Italia. 
Non sono sicura che il congresso possa bastare per rimediare a questo gran bordello, a questo casino, a questo sconforto. Sento e leggo che già si mettono le mani avanti, ipotizzando, prima ancora che sia convocato, scorrettezze e chissà quali diavolerie. Sento e leggo che si vuole un congresso aperto agli elettori (e come facciamo a sapere elettori di chi? No, così, per chiedere…). 
Sento e leggo che si chiede a gran voce il rinnovamento e il cambiamento, senza ovviamente specificare che cosa sia e chi davvero lo possa rappresentare (a meno che non si alluda al proprio capo corrente o al proprio padrone del vapore).
Ecco, no, non mi piace. Per niente. Magari sogno, ma vorrei un congresso con regole condivise che nessuno mette in discussione solo perché pensa di esserne sfavorito. Vorrei un congresso dove si parlasse di problemi veri e si proponessero soluzioni. Vorrei un congresso dove non si parlasse solo di nomi e schieramenti, ma di quello che il Pd è e vuole essere. Vorrei, in definitiva, un Congresso.
Niente di più.
Se non lo faremo, se continueremo con le interviste a raffica, l’IO prima del NOI, pochi temi per spot e solo per propaganda, possiamo anche evitarci la fatica di organizzarlo: non servirà a nulla. Rimarremo un caravanserraglio di pensieri diversi, troppo concentrati a farci la guerra a suon di volantini elettorali, di associazioni, correnti e fondazioni, a suon e di primarie combattute alla morte e solo al nostro interno, per essere davvero utili e credibili. Se non lo faremo, non ci voteranno più i nostri elettori. Se non lo faremo, cercare i voti dei delusi dagli altri sarà perfettamente inutile: non esisteremo più. 
E quindi, visto che quelli come me, stanchi, innervositi, delusi, in attesa, per ora, sono comunque qui, smettete di comportarvi come bambini di tre anni che fanno le bizze e battono i piedi e iniziate a fare politica. 
In sintesi: per favore, non ci fate arrabbiare. Perchè, come dire: voi sarete in Parlamento, ma senza di noi non esiste il Pd

giovedì 30 maggio 2013

I matrimoni Gay, l'Italia, l'Europa e, come comparsa, l'Articolo 3.

 E quindi, in Francia, il matrimonio fra persone dello stesso sesso è legale. 
Bene. Molto bene. Almeno per me.
Si, perché io penso che chi si ama abbia diritto a farlo come meglio crede. E  anche che, se vuole, abbia diritto a formare una famiglia. Con le stesse garanzie per tutti e senza differenze. Grazie.
E sono consolata, in questo, dall’articolo 3 della nostra Costituzione.
Che ha un testo splendido, bellissimo e molto, molto chiaro: 
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” 
Ecco, non mi pare ci sia molto da aggiungere. Né da chiarire. E quindi: noi, in Italia, che aspettiamo a fare quello che hanno fatto in Francia e in Gran Bretagna negli ultimi sei mesi e dare attuazione all’articolo 3?
I costituenti l’hanno scritto chiaro nel 1947, quindi, che manca? Il tempo mi pare ci sia stato…
A si, scusate, dimenticavo: mancano quelle due bazzecole che si chiamano cultura dei diritti (quelli altrui eh, perché i loro ,gli italiani, li difendono benissimo) e tolleranza.
E forse anche un po’ di coraggio, da parte dei legislatori, di essere un po’ più in sintonia con la Costituzione laica di questa Nazione e un po’ meno con le contestazioni rumorose e sempre meno frequentate di chi, in nome di una filosofia, della legge naturale o di una fede o altro, si dice CONTRO.
Oh, ecco, si: quelli contro.
E’ a loro che voglio fare un paio di domande che mi frullano in testa da quando ho cominciato a capire di che si parla (non mi ricordo quando, ma ero poco più di una bambina).
Scusate, ma a voi che importa se due persone dello stesso sesso si sposano?
Che cosa tolgono alla vostra vita, alla vostra fede, alla vostra filosofia, ai vostri diritti (voglio dire: che cosa ha portato l’uomo che si è ucciso a Notre Dame ad avere tutta quella rabbia)?
Che male vi fanno due persone che si amano e si vogliono sposare e formare una famiglia?
E soprattutto: perché pensate di avere il diritto di pretendere leggi che “obblighino” tutti a vivere come voi volete vivere, rifiutandovi di vedere, ascoltare, considerare anche il pensiero altrui?
Spiegatemelo per favore.
 Perché, no, io queste cose  non l’ho mai capite. E continuo a non capirle.

giovedì 9 maggio 2013

Aldo Moro, Peppino Impastato e l'Europa. Buon 9 maggio.




Oggi è il 9 maggio ed è una giornata complicata.
Oggi si ricordano due persone assassinate  e, insieme, si celebra un sogno.
Cominciamo da qui: oggi, si ricordano Aldo Moro e Peppino Impastato, uccisi entrambi per come avevano vissuto.E, quindi, a ben vedere non si ricorda la loro morte, ma si rammenta la loro vita. E la si indica ad esempio.
Si ricorda Aldo Moro, uno di quelli che ha costruito l’Italia. Uno che ci vedeva bene, che individuava il futuro e che sapeva come fare per raggiungerlo.
Lo presero e lo uccisero quelli che non amavano la mediazione, che pensavano che uccidere fosse una soluzione e che del futuro avevano un’idea nebulosa e utopica.
Ricordo bene quei giorni, anche se ero una bambina. Ricordo Lama in piazza, quel 16 marzo, e la rabbia di mio padre. Non paura, rabbia. Ho sempre pensato che il terrorismo perse davvero lì, quel giorno. Ed ho anche sempre pensato che nemmeno Moro avrebbe trattato mai. Perché era uomo di stato, uno che sapeva che davanti alle minacce non si cede.
E si ricorda anche Peppino Impastato, uno che, per l’appunto, non ha ceduto mai. Che si è ribellato. Uno che ha insegnato anche agli altri a ribellarsi. Uno che seminando i semi dell’antimafia nel cuore di tanti ha aiutato a crescere una generazione intera, non solo in Sicilia, che ha reagito e che, oggi, combatte anche in suo nome per liberare la nostra splendida terra dal cancro della mafia. Di tutte le mafie.
E poi si celebra l’Europa: quella di Shuman, di Adenauer, di De Gasperi, di Spaak, di Spinelli.
L’Europa sognata sotto le bombe e in mezzo alla violenza della seconda guerra mondiale, da uomini spesso incarcerati, nascosti o al confino, che (anche loro) non hanno ceduto mai. Visionari che non si sono arresi. Che hanno lottato, vinto e costruito. E che ci hanno lasciato in eredità il compito di portare in fondo il loro sogno, di renderlo vero, reale, compiuto. L’hanno lasciato a noi, che abbiamo tutto e che non abbiamo nemmeno più bisogno del passaporto. Che non conosciamo frontiere, che parliamo più lingue, che abbiamo il mondo in mano, che diamo tutto questo per scontato e che ci scordiamo sempre di ringraziare.
Di ringraziare chi, come Moro, Impastato e tanti e tanti altri, per darci questo mondo ci hanno rimesso la vita.
Ecco, qui, anche se il paragone è davvero ingeneroso per tutti coloro che ho citato prima, sono io che non cedo e non cederò mai: l’Europa è il mio sogno, è il futuro che voglio per me e per gli altri. E chi dice che è morta non mi convince. E a chi, contro di essa, usa toni violenti, troppo forti per essere davvero ascoltati, dico di ricordarsi che non hanno vinto il terrorismo o la mafia che credono e usano la violenza. Ma Moro ed Impastato con l’esempio e un’idea che costruiva e non distruggeva.
Ecco: io ci credo e ci ho sempre creduto. E per quel poco che conta, facendo mie le lezioni di Moro e Impastato, non mollerò mai.


Per saperne di più

La dichiarazione Shuman
Aldo Moro
Peppino Impastato
Robert Schuman
Konrad Adenauer
Alcide De Gasperi
Paul-Henri Spaak
Altiero Spinelli
Manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi

domenica 28 aprile 2013

Il governo che subisco, ma che voterei.



Il Governo Letta ha giurato. E’ un governo con a capo il vicesegretario del mio partito e persone che voterei ad occhi chiusi. E’ un governo con Emma Bonino, che stimo da sempre e molto. E' un governo con Cecile Kyenge  il che mi dà, almeno per un attimo, un po' di gioia.

E’ un governo che subisco.
Perché io avrei voluto altro. Avrei voluto un governo che cambiasse l’Italia, che la rendesse migliore secondo l’idea che io e molti altri abbiamo di migliore.
Ma non è stato possibile.
Per questo voglio, prima di dire ogni altra cosa, ringraziare un po’ di gente.
Grazie.
A quelli che: “Marini no, l’ha scelto Berlusconi, è l’inciucio (visto, ganzi, dove siamo arrivati?)
A quelli che: “Mi alzo e inneggio a Prodi al Capranica, ma poi non lo voto. E non lo voto senza dire nulla, perché… (i perché sono tanti e diversi, e fanno tutti schifo, almeno a me).
A quelli che: “Mi sembrava di stare a Ballarò” perché non hanno idea di dove sono, nè di cosa fanno lì. E nemmeno gliene importa.
A quelli che: “Non avete votato Rodotà, diteci perché! (cari miei, che usate questo tormentone per non parlare o dire altro, non vi dobbiamo spiegazioni, visto che voi ci sputate in faccia senza alcun problema. E anche perché: chi cavolo si fida di gente che ti continua ad offendere e ti tratta da delinquente a prescindere?)
Grazie. Grazie per avermi negato la possibilità di vedere il mio paese cambiare. Grazie per non avere reso concretizzabili splendide idee. Grazie per aver tramato e intessuto reti nell’ombra, grazie del poco coraggio, grazie della forza che mettete nel fare corrente e della debolezza che mettete nel ruolo di rappresentati del popolo. Grazie, sentitamente, davvero. Me ne ricorderò, non dubitate.
Grazie per averci regalato, con la vostra insipienza, vigliaccheria, superbia, questo governo che, come dicevo, io subisco.
 Mai e poi mai avrei voluto vedere Alfano (dopo la sceneggiata del Tribunale di Milano, dopo aver chinato la testa davanti al padrone per le primarie, dopo tutto quello che gli ho visto fare in questi ultimi anni) fare il ministro degli Interni. Non mi fido e non mi fiderò. E nemmeno avrei voluto vedere Lupi (e CL con annessa  Compagnia delle Opere) alle Infrastrutture, per esempio. Ma mi rendo conto che è l’unica cosa possibile per provare a non morire.
E  così continuo ad inveire contro chi ci ha costretto a questo (dentro e fuori il Pd e il centrosinistra) subisco e non mi do per vinta: io la speranza che la nottata passi e che il mattino sia migliore non l’ho persa. E, a scanso di equivoci, lo subisco, ma se fossi un parlamentare lo voterei. Perché quelli che dentro il PD cercano consensi a sinistra con ribellioni tardive e poco credibili (ai miei occhi) mi fanno sorridere.
Alla fine un GRAZIE maiuscolo, grande, serio, sentito, dovuto. A Pierluigi Bersani. Persona per bene, onesta. Uno che al cambiamento ci ha creduto. Uno che ha sbagliato molto negli ultimi tempi, ma sempre in buona fede. Uno che mi aveva fatto credere possibile che si potesse battere Berlusconi e che si potesse rendere l’Italia un posto di cui essere fieri. Grazie, Segretario. Davvero.

giovedì 18 aprile 2013

Un partito di uomini liberi.


Credono di poterti sfottere. Di poterti rivolgere ogni offesa venga loro in mente e di avere anche ragione a farlo. Non misurano nemmeno più le parole. No. E perchè dovrebbero? Si sentono vincitori, si sentono grandi, forti, intoccabili, appena un passo prima della perfezione. Ridono in modo sguaiato, rilanciano le parole di un tizio che scrive su un blog e credono di possedere l'unica verità possibile. Gongolano, in modo  pieno di arroganza, delle nostre difficoltà.
Però non pensano.
Non pensano che le persone che NOI del PD abbiamo mandato a rappresentarci (con primarie da un milione di persone eh, non da 20.000 o poco più) sono persone LIBERE. 
Persone che possono (durante un'assemblea accessibile a tutti) dire NO sonoramente ad una proposta non condivisa. Anche se a farla è il loro Segretario. Sono persone che possono scegliere di non votare o di votare un altro nome. Senza nessuna ripercussione. Senza nessun problema.
No, non pensano. 
Perchè se pensassero e facessero il confronto, si renderebbero conto di quanto sono piccoli e schiavi. Perchè non è vero che uno vale uno, anzi, è vero il contrario (viste le volte che Grillo ha smentito Crimi, anche in modo umiliante). Perchè non è vero che sono liberi, anzi: sono obbligati a fare solo ed esclusivamente quello che il duo G&C decide. E se per caso non lo fanno sono offese, umiliazioni pubbliche e espulsione. 
Ridete, ridete pure. Offendete, schiamazzate, fate conferenza stampa senza rispondere a domande... 
Tanto quelli che vengono portati non si sa dove in un bus chiuso per incontrare il padrone del marchio, siete voi.
Noi, tutti non solo i parlamentari, siamo quelli che non hanno un padrone, se non il proprio cervello e il proprio cuore. Noi siamo un Partito di uomini liberi. E io ne sono fiera.

martedì 16 aprile 2013

Prendetevi una vacanza...



Prendetevi una vacanza. Di quelle con la V maiuscola. Non è un obbligo, eh... è solo un consiglio.
Prendetevi una vacanza e provate a vedere se vi si schiariscono le idee.
Tanto, tornando, ci troverete ancora qui. Qui ad aspettare che ci spieghiate quello che succede. Magari senza iperboli, magari senza invenzioni, magari senza plastici in studio, diagrammi con il numero dei voti necessari per diventare Presidente della Repubblica o programmi di approfondimento meno profondi di un pozzanghera, ma ben zeppi  di sondaggi, hashtag, diagrammi, pettegolezzi e storielle. E di ospiti vari ed improbabili, ai quali, immancabilmente, fate domande a cui non possono (o non sanno o non osano) rispondere. Domande che, ben inteso, troppo spesso hanno interesse solo per voi.
Per favore: prendetevi 'sta vacanza. E magari tornado smettete di scrivere commenti alla situazione (politica e non) che vengono puntualmente smentiti o che si rivelano privi di fonti accertabili. 
Per favore, fatelo per noi: un popolo che non può contare su una libera (e seria) stampa perde un pezzo della sua libertà. In fondo, cosa vi costa? Prendetevi una vacanza e poi, tornando, raccontateci l'Italia per quel che è. 

giovedì 11 aprile 2013

Peter, Matteo e l'Ombra di D'Alema...


Avete presente, si, quando Peter Pan rincorre la sua ombra che è fuggita?

Ecco, in questi giorni ho l’impressione che fra lui e Matteo Renzi ci sia più di una similitudine.
Il Renzi chiaro, semplice, conciso (a volte anche troppo) della campagna delle primarie è scomparso. Non si capisce esattamente cosa voglia fare: il Governo con il Pdl? Il Governo del Presidente? Il Governissimo con ci sta? Le elezioni? E le elezioni con una nuova legge elettorale o col Porcellum?
A più riprese, in più momenti, nella sua maratona di interventi e interviste quotidiane, ha suggerito ognuna di queste soluzioni. Però aggiungendo sempre, in fondo in fondo (o il giorno dopo) il veltroniano: ma anche…
Sembra davvero, prendiamo atto, un uomo che rincorre la sua ombra perchè non si riconosce più. 
Prova ad acchiapparla senza sosta, anche quando fa le bizze per non essere stato nominato grande elettore (cosa che mi appare incomprensibile visti i problemi VERI dell’Italia), anche quando dice che lui ha perso le primarie, ma Bersani ha perso le elezioni (qualificandosi così come doppio perdente, visto che è quello che ha perso da quello che ha perso), anche quando pubblica i suoi finanziatori solo in parte, giustificandosi con il fatto che quelli che mancano hanno dato “3500 euro in media ciascuno" (e che vuol dire in media? Uno può aver dato 10 e uno 50.000)…
Via giù, caro Peter-Matteo, è necessario che tu trovi una/un (il sesso davvero non è importante, visto che si tratta solo di un esempio) Wendy che prenda ago e filo, ti riattacchi l’ombra e metta ordine nei tuoi interventi. Per il bene tuo, del Pd e anche (forse, ma meglio essere melodrammatici che cinici) dell’Italia.
Attento però. Attento, che a spasso, libera come l’aria, c’è l’Ombra di D’Alema.
Il suo proprietario ha altro da fare, dopo essersi auto rottamato, e la dispettosa ha l’abitudine (o per lo meno questo di lei raccontano i famosi “ben informati”) di infilarsi al posto delle ombre altrui facendo fare e dire cose insospettabili.
E ora che ci penso: non è che ci dirai che tutto questo #direeaggiungereesmentire è colpa dell’Ombra di cui sopra?
In effetti sarebbe una buona spiegazione del come mai hai fatto esattamente le stesse proposte che mesi fa definivi inciucio, generando così scandalo generale.
Ce lo siamo chiesti in tanti, sai: ma come? Peter-Matteo, il rottamatore, che predica l’accordo con Berlusconi, l’inciucissimo tanto criticato?
Attento, Peter-Matteo, che se quell’Ombra dispettosa non ha preso il posto della tua, par quasi che sia tu a voler prendere quello del tanto vituperato Baffino come pontiere inciucista…

p.s. e comunque, Peter, Matteo, e Ombra di D’Alema a parte, ho spesso il sospetto che le cose non siano affatto come appaiono. E che tutto questo gran caos, tutta questa epica storia fatta di inciuci, piagnistei, fratture, scissioni e via e via così andando, altro non sia che una favola raccontata da commentatori che, non solo non hanno più alcun interesse alla verità dei fatti, ma hanno anche molto meno talento di  James Mattehew Barrie. 

martedì 9 aprile 2013

I 5s occupano le Camere? Come giustificare il non far nulla e vivere felici


Mister Smith va a Washington è un bellissimo (come lo sono sempre) film girato nel ‘39 da Frank Capra.
E’ la storia di un “cittadino” qualunque, serio, onesto e  capo scout, che combatte una battaglia contro la politica marcia e i politici corrotti.
In pratica: John Smith diventa senatore in sostituzione di un senatore che è morto. Quello che non sa, arrivando nella capitale, è che il morto si era impegnato per far costruire una diga sul fiume della sua città. Fiume lungo le cui rive lui vuole, invece, far costruire un campo Scout.
I dettagli non sono importanti, è importante, invece, che John Smith scopre l’inghippo, attacca in aula il capo del complotto pro diga e poi “occupa” il Senato, parlando per 24 ore filate.
E, ovviamente, vince.
Il “cittadino” John Smith (che è come dire Mario Rossi in Italia) batte da solo la “politica” marcia, corrotta, dannosa…



Questa storia ricorda qualcosa, vero? L’abbiamo sentito tutti il paragone in bocca a più di un commentatore no? I “cittadini” a cinque stelle come John Smith…
E in effetti sembrano situazioni che si somigliano: “Cittadini” impavidi contro il malaffare di Roma. Brave, oneste persone  “normali” contro il marcio schifoso dei politici che vogliono bloccare il paese per pura cattiveria…
E invece no, non si somigliano affatto, anzi: sono del tutto diverse.
Tanto per dire:
John Smith era UNO.
I M5S sono più di 100.

John Smith era stata nominato dal Governatore del suo Stato per sostituire un senatore morto. Vale a dire: era lì per caso.
I M5S  si sono candidati e sono stati eletti avendo come base un programma in 20 punti. Un programma che, si presume, dovrebbero voler concretizzare.

John Smith non poteva fare altro, se non parlare per 24 ore di seguito (si chiama ostruzionismo, non occupare il Parlamento, comunque),visto che lottava DA SOLO contro un sistema.
I M5S, volendo, potrebbero contribuire a formare un governo.

John Smith non perse tempo quando si rese conto di quello che gli stava succedendo intorno.
I M5S non hanno fatto nulla dall’inizio della legislatura, quella stessa legislatura di cui contano i giorni per rinfacciare agli altri di non aver fatto nulla.

Mettendo insieme tutto il sottolineato si vedono, in modo assai chiaro, tutte le differenze.
Magari mi sbaglio, ma credo fermamente che il dovere di più di 100 parlamentari eletti, profumatamente pagati, sia quello di fare qualcosa di più che rimanere seduti in aula a leggere a turno per far credere ai cittadini  “veri” (quelli rimasti a casa e pieni di problemi) che le cose non funzionano perché i partiti, cattivoni, non le fanno funzionare, giustificando così la propria inerzia.
E poi: John Smith rimase in aula per 24 ore filate. Da solo. Senza smettere mai di parlare.
I 108 parlamentari M5S leggeranno la Costituzione e i regolamenti di Camera e Senato. Un pezzettino per uno. E a mezzanotte e uno se ne andranno.
A questo punto, una domanda nasce spontanea: scusate, ma vogliono somigliare a Mister Smith o a Cenerentola?



lunedì 8 aprile 2013

Bus chiuso. Destinazione Ignota. E alieni. (O forse no). Cineracconto con comparse stellate.


E' mattina presto. Il sole è sorto da poco. 
E' primavera, si, ma fa ancora freddo. 
Parcheggiato nella piazzetta c'è un bus. Un bus coi vetri scuri. 
La convocazione, lì e a quell'ora, è arrivato per lettera. 
Una lettera segreta, contenuto da non rivelare.
Era, come si dice, un invito che non si poteva rifiutare...
Arrivano alla spicciolata. Indossano giacconi. Hanno con sè borse, zaini, documenti. 
Salgono. 
Nessuno di loro sa dove stanno andando e perchè.
Sono colleghi, si conoscono, alcuni anche da tanto tempo. Però fare domande è impensabile. Non è permesso, anzi, peggio: non è consigliabile. E allora si interrogano in silenzio. Ma non lo chiedono davvero, ad alta voce. Sanno che non otterrebbero risposta. Comunque vedranno una volta giunti a destinazione...





Ehm... no. No, ma che pensate… sospettosi mal fidati…
Non sto parlando del viaggio dei Deputati e Senatori a 5 stelle verso Fiumicino... 
No, può sembrare, ma no.
Parlo di Indiana Jones e del suo 4* film: Il teschio di cristallo. Guardate il video…
Non è il migliore della serie, no… il finale poi… davvero inverosimile. Ma Indy (scusate la confidenza, lo frequento da 30 anni) è sempre Indy…
D'accordo: ci sono delle similitudini con il “viaggio misterioso” degli stellini. Ok, okk... Anche a Piazzale Flaminio c'era un bus con i vetri scuri e persone che non sapevano dove sarebbero andate. E si, anche in quel caso l'invito era perentorio e di quelli che non si possono rifiutare...
Eh, però Indy e i suoi colleghi andavano all'Area 51, a visionare il corpo di un alieno che si era schiantato a Roswell... Un alieno con il corpo magnetico... 
E gli stellini, invece, che ci sono andati a fare a Fiumicino…
In effetti non importa. Volete mettere? Un casale contro l'Area 51.
Via, diciamolo: in quanto a patos e mistero, per non parlare dei contenuti, Grillo è un dilettante.

p.s. 
Ecco qui Rosswell e Area 51. E poi ditemi se non sono più interessanti di un casale con grilli a Fiumicino e dintorni ;)