HO FATTO SPESA CON MIA FARROW
Avete presente un negozio di quelli che si trovano solo nelle vecchie città italiane, quelle che hanno più anni di storia che sassi per strada?
Esatto: uno cosi, rifinito di legno e di pietra, lungo e stretto, pieno di profumi e odori e anche di pacchetti colorati di merce varia. Un negozio che vende di tutto, ma soprattutto pane, pizza, biscotti, schiacciata (una schiacciata di quella fatta alla maniera toscana, da leccarsi baffi e dita). Ecco: è il negozio dove vado tutti i giorni a quest'ora per comprare il pranzo.Entro, ed eccola lì. E' lei, E' lì che aspetta, tranquilla, incuriosita e, si vede benissimo, del tutto fuori posto. Capelli scomposti, sguardo azzurro stranito, camicetta viola o fiorellini bianchi, gonna stonata e di una lunghezza indefinibile, il collo ornato da una macchina fotografica lasciata lì, a ciondolare, quasi non fosse sua e non le pesasse.
Ha in mano un numero (la bottega è frequentatissima, per essere serviti bisogna fare la coda e per fare la coda senza litigare servono i numeri). Lo guarda, lo gira, lo rigira... Non ha capito a cosa serva. Mi sorride, un po' smarrita dietro gli occhiali tondi, e mi chiede: what is this? Glielo spiego, ci mette un po' a comprendere, ma alla fine capisce. Poi si rende conto che non sa come si dica quel numero in italiano. Mi chiede anche quello. Sessantatre, le dico. Lei lo ripete. E lo ripete. E lo ripete. Finchè una delle ragazze dietro il banco non lo pronuncia ad alta voce. "SESSANTATRE!". Mia però non si muove, continua a ripetere il numero fra le labbra e non si rende conto che stanno chiamando lei. Le tocco leggermente il braccio: tocca a lei, le dico. Mi ringrazia e si avvicina al banco. Vuole la schiacciata, ma non sa come chiamarla, la indica. Poi precisa che ne vuole almeno due pezzi. E mima la grandezza. Poi, non contenta, li fa dividere in quattro parti uguali, controlla che vadano bene e passa ai dolci. Vuole due pezzi di torta di mele, due di torta di crema e noci e due di schiacciata coi fichi. Li guarda con un che di sazio e soddisfatto, mentre la commessa li infila nel suo sacchetto e glieli consegna "Spende 12 euro " le dice poi la ragazza. Mia le porge un foglio da 20, afferra il sacchetto e se ne va. "Signora il restooooooooooo" le gridano dietro una decina di voci. Ma lei non c'è più. S'è persa fra i banchi del mercato. A guardare trasognata frutta e verdure impilate ad arte o a scattare foto di meraviglie su meraviglie.
Ragazzi, ho fatto spesa con Mia Farrow (o forse no, ma non lo sapremo mai, tant'era uguale)
UNA SPECIE DI JET LAG.
Non è che serva eh. No, ricordare non serve. E' che proprio
non se ne può fare a meno (salvo essere Wolverin o persone che soffrono di una brutta amnesia, ma le eccezioni non contano).
ll problema è che ognuno di noi ha un passato con l'abitudine di continuare ad esistere di vita propria, anche quando, ragionevolmente, dovrebbe essere morto. E che se ne frega altamente dei casini che combina nella tua vita attuale.
Capita a tutti: sei lì tranquillo che ti fai gli affari tuoi e quando meno te lo aspetti... PAMMM! Eccolo là, che ride e sogghigna.
O almeno, il mio fa così.
O almeno, il mio fa così.
Lo conosco, lo conosco bene, ma è come quei demoni senza nome che senza troppo riguardo entrano in casa alle tre Streghe di Wisteria Lane. Non è un demone del sonno, o di vattelapescacosa... no: è solo un demone che, lì per lì, non ti fa ricordare chi sei, come sei, cosa sei. E ti riporta indietro. Precisa precisa dentro momenti che non vuoi rivivere, insieme a chi ti vuoi dimenticare e in posti che non ti importa proprio di rivedere.
Più che un demone è una specie di Jet lag senza viaggio. Il Jet Lag che esiste fra il tuo ora e il tuo passato. Il Jet Lag fatto non di ore di sonno perso, ma di anni di vita messi dietro le spalle e di fotogrammi che si vogliono proprio cancellare.
Più che un demone è una specie di Jet lag senza viaggio. Il Jet Lag che esiste fra il tuo ora e il tuo passato. Il Jet Lag fatto non di ore di sonno perso, ma di anni di vita messi dietro le spalle e di fotogrammi che si vogliono proprio cancellare.
Non basta mai fare un sospiro profondo e cercare di riguadagnare il tempo presente. No.
A volte il passato ti arriva in faccia prepotente e senza freni, come un Tir col rimorchio, ti mozza il respiro con il ricordo dei momenti peggiori e si piazza lì. E prima che tu trovi il modo di cacciarlo ti sputa in faccia il dolore, l'impotenza, l'impossibilità di fare. E te le fa riprovare tutte insieme, un accumulo più denso di un lago di catrame, lucido e nero, dove ti specchi e vedi la paura.
E tu annaspi, cerchi l'aria del presenze, il respiro del futuro... cerchi di chiudere gli occhi e di renderti conto che stai respirando profondamente e non affoghi... ma niente da fare: è lì e ti tiene per la gola.
Certo: come tutti i Jet Leg se ne va appena ti risincronizzi con il tuo vivere quotidiano e sbattendo gli occhi fai la magia di tornare esattamente dov'eri quando è cominciata.
Certo: poi passa, ma non saprai mai dire quanto dura. Per te cent'anni, per gli altri che ti hanno dovuto sopportare in un momento di apparentemente ingiustificata crisi di nervi (e che ti guardano infastiditi come se tu fossi matta) un paio d'ore.
Ma fino ad allora, caspita se fa male.

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