mercoledì 25 settembre 2013

Un paese di schizofrenici...

No, non capisco.
Ma non eravamo noi italiani quelli che "mercato libero è bello"? 
Non eravamo noi quelli "basta industria di stato!"?
E non eravamo sempre noi che volevamo le liberalizzazioni per spendere meno e meglio e per non pagare più i debiti di aziende gestite male? Quelli che prendevano in giro i francesi che continuavano a produrre auto con soldi pubblici o i tedeschi che non vendevano la loro compagnia telefonica?
A meno che non abbia sognato tutto, abbiamo passato gli ultimi 20 anni a leggere e ascoltare queste cose su ogni giornali, tivù, commento sul web.
E ora? Ora che le dismissioni danno i loro frutti (buoni o cattivi, non voglio giudicare, ma aggiungo che io sono socialista, indi, non proprio affine al: decide il mercato e chi non ce la fa si arrangi) tutti a urlare che l'Italia non va svenduta?
Scusate, ma: che senso ha? E, soprattutto, voi quando queste cose succedevano, dove eravate? 

Che cosa pensavate sarebbe successo una volta vendute le partecipazioni pubbliche? Che per magia tutto sarebbe rimasto come sempre? Eh, no, gente, no: non è così. Quando un'impresa è sul mercato (soprattutto se è mal gestita e piena di debiti) alla fine qualcuno se la compra. Per questo si chiama MERCATO: si compra e si vende per trarne profitto.
Telecom diventa spagnola? Pace e pazienza. 
Alitalia prende il volo per la Francia? Altrettanto. 
(Anche se, lo confesso, se avessi davanti chi ne impedì la vendita 5 anni fa, a condizioni e prezzo migliore, solo per fare campagna elettorale gliene direi di tutti i colori. E altrettanto farei con chi, per questa ragione, votò quei tizi opportunisti e privi di interesse per il popolo italiano).
La parte civile di Ansaldo sta per prendere un treno per la Corea o la metro per gli Usa? 

Che vi devo dire? Speriamo la gestiscano meglio di come hanno fatto fino ad ora manager impreparati e assolutamente incompetenti (non lo dico io, lo dicono i risultati).
E non provate a dare la colpa solo alla politica eh, che se in Italia ci fossero davvero tanti buoni imprenditori (alcuni ci sono, per fortuna, ma son esigua minoranza) tutto questo non sarebbe successo. Le aziende sarebbero state acquistate per farle crescere. Sarebbero state ben gestite, avrebbero prodotto lavoro e reddito per molti. Sarebbero state ancora un bene nazionale, di proprietà privata, ma utili a tutti. Come è successo e succede in molte altre parti del mondo.
Qui invece no. 
E il peggio, secondo me, è che tutto questo (politica, imprenditori e quant'altro sta succedendo) ci rappresenta benissimo. 
Rappresenta perfettamente questo caos chiamato Italia. 
Un posto dove nessuno ricorda che cosa è successo il giorno prima, dove si pensa che sia furbo chi se ne sbatte delle leggi e stupido chi le rispetta. Dove non si pagano le tasse (100 miliardi di evasione l'anno... mica noccioline)  e ci se ne vanta. Dove si dà la colpa alla politica e alle leggi dimenticando che quelli che fanno politica e leggi li votiamo NOI.
Quello che sta succedendo è solo il riflesso della nostra società, di quello che siamo, di come viviamo.
Siamo un popolo di schizofrenici che cambia idea a seconda delle convenienze, non sa cosa sia una comunità e pensa di risolvere i problemi andando a gridare in piazza o scrivendo post sul Web,
Prima ce ne rendiamo conto e meglio è.

mercoledì 18 settembre 2013

Ho fatto spesa con Mia Farrow...

Avete presente un negozio di quelli che si trovano solo nelle vecchie città italiane, quelle che hanno più anni di storia che sassi per strada? 
Esatto: uno cosi, rifinito di legno e di pietra, lungo e stretto, pieno di profumi e odori e anche di pacchetti colorati di merce varia. Un negozio che vende di tutto, ma soprattutto pane, pizza, biscotti, schiacciata (una schiacciata di quella fatta alla maniera toscana, da leccarsi baffi e dita). Ecco: è il negozio dove vado tutti i giorni a quest'ora per comprare il pranzo.
Entro, ed eccola lì. E' lei, E' lì che aspetta, tranquilla, incuriosita e, si vede benissimo, del tutto fuori posto. Capelli scomposti, sguardo azzurro stranito, camicetta viola o fiorellini bianchi, gonna stonata e di una lunghezza indefinibile, il collo ornato da una macchina fotografica lasciata lì, a ciondolare, quasi non fosse sua e non le pesasse. 
Ha in mano un numero (la bottega è frequentatissima, per essere serviti bisogna fare la coda e per fare la coda senza litigare servono i numeri). Lo guarda, lo gira, lo rigira... Non ha capito a cosa serva. Mi sorride, un po' smarrita dietro gli occhiali tondi, e mi chiede: what is this? Glielo spiego, ci mette un po' a comprendere, ma alla fine capisce. Poi si rende conto che  non sa come si dica quel numero in italiano. Mi chiede anche quello. Sessantatre, le dico. Lei lo ripete. E lo ripete. E lo ripete. Finchè una delle ragazze dietro il banco non lo pronuncia ad alta voce. "SESSANTATRE!". Mia però non si muove, continua a ripetere il numero fra le labbra e non si rende conto che stanno chiamando lei. Le tocco leggermente il braccio: tocca a lei, le dico. Mi ringrazia e si avvicina al banco. Vuole la schiacciata, ma non sa come chiamarla, la indica. Poi precisa che ne vuole almeno due pezzi. E mima la grandezza. Poi, non contenta, li fa dividere in quattro parti uguali, controlla che vadano bene e passa ai dolci. Vuole due pezzi di torta di mele, due di torta di crema e noci e due di schiacciata coi fichi. Li guarda con un che di sazio e soddisfatto, mentre la commessa li infila nel suo sacchetto e glieli consegna "Spende 12 euro " le dice poi la ragazza. Mia le porge un foglio da 20, afferra il sacchetto e se ne va. "Signora il restooooooooooo" le gridano dietro una decina di voci. Ma lei non c'è più. S'è persa fra i banchi del mercato. A guardare trasognata frutta e verdure impilate ad arte o a scattare foto di meraviglie su meraviglie. 
Ragazzi, ho fatto spesa con Mia Farrow (o forse no, ma non lo sapremo mai, tant'era uguale) 

martedì 17 settembre 2013

Non mi rimane che trasmigrare...

Ci sono cose, nella vita, delle quali conviene prendere atto per vivere meglio. Ecco, questa è una di quelle: sono obsoleta.
Il mio modo di pensare, di vivere, di inventare, di respirare Politica è antico quasi quanto il sanscrito e, probabilmente, altrettanto incomprensibile. E quindi, un pianto (figurato), un sospiro (vero) e un lamento (ancora non ho deciso se silenzioso o meno) e via, verso nuove passioni, mete e attrazioni.
Trasmisgro.
Riempio i bauli di 20 e più anni di vita, li chiudo bene perché tutti si conservi, li accatasto e spengo la luce. In attesa di tempi migliori. Tempi in cui Politica torni a far rima con cose che mi siano più familiari degli show e delle barzellette, dei rinvii a giudizio e dei sospetti generalizzati, dei rinnovatori vecchi e dei vecchi rinnovatori.
Trasmigro. E mi invento altre 1000 e una cosa che mi facciano star bene e crescere, imparando, condividente, divertendomi... magari anche facendo qualcosa che non serva solo a me.
Potrei presentare domanda come assistente di Babbo Natale e offrirmi per ispezionare i vari luoghi in cui deve portare i regali... Oppure potrei diventare l'inviata di una di quelle tivù piene di documentari sul cibo. Quelle nelle quali un paio di fortunati girano il mondo, mangiano, bevono e conoscono persone interessanti. O potrei, anche, trovare un posto come scopritrice di mega talenti letterari e pubblicare the next Via col Vento... Si, insomma, le cose da fare non mancano.
Magari se invento la macchina del tempo riesco a farne anche di più...
L'importante è non dover restare qui a vedere lo scempio che, in nome di non si sa bene cosa, stanno facendo (si stanno, che io non c'entro nulla con questo schifo) dell'Italia e della Politica italiana.


mercoledì 11 settembre 2013

La Costituzione? Cosa??? Ma ve l'hanno almeno presentata?

Signori e signore, signorine e signorini, madame e messeri etc etc, fateve una ragione: la Costituzione non è un'opinione e non cambia a seconda di chi la legge.
A me dispiace da morire (no, non è vero) che non possiate pubblicare i vostri link su Travaglio e Company urlando che il governo è incostituzionale o roba simile senza sentirvi dire che state dicendo sciocchezze. 
E mi dispiace anche (questo invece è vero) che  succeda lo stesso quando credete a prescindere a quello che Grillo e soci vi raccontano in proposito.
E vi dirò: mi dispiace soprattutto vedervi lì, bocca aperta e testa in su, a guardare  ammirati una dozzina di parlamentari su un tetto che urlano e sbraitano perchè, dicono, la vogliono salvare (fosse pure in pericolo, mi dite voi a che cavolo serve urlare da un tetto?) .
Scusate, ma voi, l'avete letta la Costituzione? Come dire, prima di parlarne o di riportare come fosse Vangelo quello che vi racconta qualcun'altro, almeno, ve l'hanno presentata?
Ecco, se per caso la risposta è no, fatelo. Prima è meglio è. 
Sono solo 139 articoli, scritti in un italiano bellissimo e pieno di concetti anche più belli dell'italiano. 
E se avete voglia di capire meglio o se vi pare di non intendere benissimo che cosa vogliono dire (che in effetti le madri e i padri costituenti hanno condensato in poco spazio tanta roba e non sempre è facile cogliere tutti i significati) ci sono sempre i libri di diritto costituzionale. Che un articolo lo disfanno in mille significati e ve li spiegano tutti benino benino. Non serve tanto, davvero: un pochino di impegno e capirete all'istante se una cosa è costituzionale o no. Non vi pare meglio?

martedì 10 settembre 2013

Finalmente liberiiiii! (Di votare chi vogliono senza perdere il posto)

In questi giorni penso spesso alla libertà. Alla liberà di pensare e decidere senza dover chiedere il permesso, senza sentirsi obbligati a seguire un capo, senza aver paura di offendere qualcuno.
Già, la libertà di dire e fare, decidendo in autonomia, quello che ci sembra più giusto. O quello che ci sembra la cosa migliore in una certa situazione.
Ci penso e mi chiedo quante volte in vita mia ho tradito la mia libertà. E mi consolo subito: sono state poche. Pochissime. E per cosa piccole e assolutamente trascurabili. Per il resto del tempo ho deciso e fatto a modo mio. Magari da sola, ma sempre ascoltando solo la mia testa e il mio cuore. E pagando sempre di persona.
Questo non vuol dire che io abbia vissuto contro vento oppure sempre contro l'opinione corrente. No, vuol dire solo che quando mi son trovata insieme a molti altri l'ho fatto perchè avevo deviso di farlo. Perchè credevo che fosse, a mio libero e unico giudizio, la cosa migliore.
Certo, la libertà non è gratuita, anzi: i prezzi da pagare ci sono sempre. 
Soprattutto se ti trovi a non voler seguire la corrente, a non far parte della maggioranza e seguiti (o seguita, nini, seguita... modo di dire toscano che vuol dire: e continui) a voler dire la tua a voce chiara e forte. Ecco: in quei casi la libertà si paga cara. Si perdono lavori, opportunità e occasioni. Amici no. Anche perchè quelli che si allontanano perchè sei diventato temporanemante un paria, amici veri non lo erano. Una brutta cosa, insomma, che di piacevole ha poco o niente.
Dev'essere perchè è proprio poco gradevole che alcuni che conosco, alle primarie di novembre, pur volendo votare Renzi hanno votato Bersani. Anzi, non si sono limitati a votarlo, si sono detti anche suoi convinti sostenitori.
Certo: in privato un po' nicchiavano... storcevano la bocca, chiedevano di aprire due comitati (uno per Renzi e uno per Bersani) per non rimanere a piedi perchè "... hai visto, non si sa mai che cosa può succedere...", brontolavano che serviva il rinnovamento... ma proprio non ce la facevano, non avevano il coraggio di esporsi e dire: io voto Renzi. 
No. La paura di rimetterci posti e poltrone era davvero troppa. L'idea era che Bersani avrebbe vinto, il capo (gli amici, il segretario, il babbo, la mamma, la fidanzato, il fidanzo, il fratello, la sorella, il gatto, il cane, il canarino etc etc) votava Bersani e loro non poteva esporsi e dire che, forse, sarebbe stato meglio votare Renzi. (brutta cosa no? Soprattutto per coloro che Renzi lo hanno votato e sostenuto con grande passione, fregandosene di quello che avrebbero potuto perdere o vincere. Solo perchè ci credevano. Brutta davvero).
Penso spesso a loro in questi giorni e, devo dire, mi sento sollevata. A questo giro potranno votare chi avrebbero sempre voluto e non corrono nemmeno il rischio di perdere il posto. Non gli sarà richiesto di sfoggiare il coraggio che non hanno o la coerenza che non posseggono, dovranno solo deporre un voto nell'urna, con animo lieto, leggero e felice.
Che tristezza però.


 

lunedì 9 settembre 2013

Biscotti alle spezie e aria di Natale. E un bacio al mio babbo, che non c'è più.

Non c'è niente da fare: i biscotti al ginger fanno venire in mente Natale anche a settembre.
Il profumo di cannella, il sapore piccante e dolce... chiudi gli occhi e vedi l'albero addobbato e anche i regali.
Li amo, i biscotti al ginger. Amo tutti i biscotti alle spezie in realtà. Mi ricordano quando ero bambina e mio padre li portava a casa da un po' di paesi del nord Europa.
Erano tutti diversi, avevano forme, colori, sapori e profumi differenti.
Mia madre li metteva sotto il grande albero in salotto. E io li guardavo, aspettando religiosamente che arrivasse la mattina del 25 per aprirli. 
Non  duravano mai molto e il 7 gennaio (data nella quale ogni anno decidevo di portarne qualcuno a scuola per farli assaggiare ai compagni condannati al panettone) di certo non ce n'erano più.
Sanno di pepe e cioccolata questi ricordi. E sono dolci e tristi, ora che mio padre non c'è più.
La sia una cosa, babbo? Domani sono 11 anni che sei morto. E mi manchi tanto. Non ti posso più ringraziare per tutto quello che mi hai regalato, insegnandomi che il mondo è grande ma piccolo. E che le persone sono tutte, ma proprio tutte, uguali a me. 

giovedì 5 settembre 2013

Un incubo lungo 20 anni... che altro deve capitare per svegliarci?

Me lo ricordo bene, io, quest'uomo e il suo: l'Italia è il paese che amo. E mi ricordo il 27 e 28 marzo del' 94 e la faccia scolvolta di mio padre e dei miei compagni e compagne, le loro lacrime.
E non era per le elezioni perse, no, non solo. Era per quello che quest'uomo predicava e portava con se. 
Loro, abituati ad un altro genere di politica, avevano capito bene e subito che cosa ci aspettava.
Evito di raccontare e commentare il resto: tanto lo abbiamo vissuto. Arrivo di corsa all'oggi, alla condanna, al suo rifiuto (suo e di quelli che lo sostengono) di accettare il giudizio della magistratura. Arrivo al suo proclamarsi cittadino diverso dagli altri (più uguale degli altri, avrebbe detto Orwell), al suo pretendere di non decadere da Parlamentare, il suo esigere che anche il Pd voti a suo favore senza se e senza ma.

Tante e tante volte, lungo questi anni (duri e difficili per chi pensa che l'italia dovrebbe essere una normale democrazia occidentale) ho avuto una sensazione prepotente di irrealtà. La stessa che si prova, con sollievo, alla fine di un incubo particolarmente brutto o doloroso quando ci si rende conto che si sta sognando. Tante e tante volte, si, ma mai forte come ora. Ora che mi capita di leggere in un articolo dell'Huffington post che Napolitano avrebbe deciso di rispondere con il medesimo mezzo (un messaggio a reti unificate alla nazione) ad un eventuale ed ennesima apparizione con dichiarazioni bellicose  del Cavaliere.
Ma ci rendiamo conto? Un presidente della Repubblica Italiana costretto a ricordarci, a stretto giro di video, chi è Berlusconi, perchè verrà arrestato il 15 ottobre e anche perchè ha fatto cadere il governo nonostante gli impegni presi.
E' una cosa incredibile, impossibile da concepire, inaccettabile in qualsiasi paese occidentale. 

E' un incubo possibile solo in Italia, dove l'approssimazione è legge, la legge è teoria da non applicare a se stessi e l'onestà e la conoscenza difetti nefasti. 
E' lo stesso incubo da 20 anni, che invece che affievolirsi come capita verso il risveglio, peggiora.
Che altro deve capitare ancora per svegliarci? 

Link all'altricolo
Dall'Huffington Post: "Decadenza Silvio Berlusconi, anche Giorgio Napolitano potrebbe parlare in tv se il Cav attacca col suo video"

mercoledì 4 settembre 2013

A che servono le correnti? O anche: uso e consumo del consenso o presunto tale


Qualche giorno fa, seduto bello rilassato su una poltroncina alla festa nazionale, Dario Franceschini ha annunciato che lui voterà Matteo Renzi.
Cosa legittima, non è questo che mi sconcerta. No. A impressionarmi è stato quello che è successo dopo e per spiegarlo è necessaria una premessa. 
Dario Franceschini è il fondatore e il capo politico di una associazione (siccome chiamarle correnti non fa fino allora si chiamano associazioni, fondazioni, gruppi etc etc) che si chiama AreaDem, alla quale fanno capo moltissime persone che, durante il congresso Pd del 2009, votarono per lui. Ecco: a impressionarmi (dico davvero) è stato il comportamento di molti iscritti o simpatizzanti di quest'ultima. Nel giro di qualche ora, al massimo di un paio di giorni, si sono affrettati a allinearsi al fondatore e a dichiarare il proprio appoggio al Sindaco di Firenze. 
Ora: è ovvio che non ho prove che tutte queste conversioni sulla via della rottamazione non siano avvenute spontaneamente, ma come dire... ho un legittimo dubbio. Che discende dal fatto che queste stesse persone fino a pochi giorni prima (come lo stesso Franceschini, del resto, che voleva far votare i soli iscritti ed era contrarissimo all'impostazione congressuale renziana) dicevano di Matteo Renzi peste e corna.
Non sto qui a pontificare su quanto sarebbe necessario avere autonomia di pensiero su una cosa così importante (mi pare inutile, tanto è evidente), ma mi chiedo: davvero c'è chi fa una cosa solo perchè la fa il suo "capo" politico? E mi rispondo: certo che c'è e c'è anche sempre stata, altrimenti perchè fondare le correnti? 
E' esattamento a questo che servono: a dire agli altri come devono votare, vincolandoli con un senso di appartanenza ad una piccola parte del Pd, invece di impegnarsi ad insegnare il senso di appartenenza al partito. Senso di appartenenza che ci renderebbe davvero tutti più forti come entità politica.
Già... ma evidentemente non è alla forza del Pd che si mira, nè al bene della comunità. Si pensa a quanto si può pesare in termini di seggi e amministratori locali. In termini di influenza politica sulle decisioni di eventuale governo.
No, tutto questo non mi piace. Affatto. Preferisco chi ci mette sempre la faccia senza nascondersi dietro la schiena di nessuno e non si crea alibi abdicando alla sua possibilità di decidere. Preferisco chi si prende le sue responsabilità senza dare la colpa ad altri e lavora per il bene comune, per il Pd tutto, non per (o agli ordi ni di) questo o quel capo bastone
In questo momento la mia simpatia va a chi, pur facendo parte di Area Dem, si è preso tempo per riflettere e magari leggere i documenti. Visto che è un Congresso mi pare il minimo. Poi magari voteranno pure Renzi. Ma almeno avranno provato a decidere da soli e ad andare "controcorrente".

martedì 3 settembre 2013

Liste per Renzi fuori dal Pd. E Matteo che dice?

Ieri, sulla stampa locale, ho letto un articolo curioso. 
In uno dei comuni della provincia di Pistoia, Larciano, sarebbe nata (con l'evidente intenzione di presentarsi alle elezioni comunali dell'anno prossimo) una "Lista Renzi".
Cosa originale e anche divertente è che questa lista non è la lista Pd con un altro nome. No, è proprio uno lista a parte, che si ispira al Sindaco di Firenze e che non ha niente a che vedere (e non vuole averlo) con il Partito Democratico. 

Anche se i fondatori precisano immediatamente (e quindi non era ovvio in se, parrebbe) che loro non sono "contro il Pd", io mi chiedo: è possibile che qualcuno usi il nome di un candidato a Segretario del Pd (oltre tutto di quello con più possibilità vincere) per fare una lista fuori dal Pd che, per forza di cose, alle comunali si dovrà schierare CONTRO quella del Pd? 
Si, perchè, se non lo sapete ve lo dico io, Larciano è un comune con meno di 15.000 abitanti e quindi non esistono le coalizione di più liste o il ballottaggio. No, no... Si elegge Sindaco chi arriva primo (anche di un voto) al primo turno. Quindi: o stai nella coalizione e nella lista con il Pd oppure sei contro...
Ecco: mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano i sostenitori larcianesi di Renzi che militano nel Pd. E anche che cosa ne pensa Renzi. Forse (dico forse eh) sarebbe il caso che facesse sapere di non gradire affatto questa "intitolazione"...