lunedì 25 gennaio 2016

Il nuovo, il vecchio e la riva del fiume


Non è che io mi scandalizzi eh, no. Frequento la politica da troppi anni per non sapere che questo è il modo in cui (da sempre) si fanno le cose: una stanza, massimo 6/7 persone, decisioni che coinvolgono tutti e che nessuno (a meno di sommovimento popolare) può modificare. 
A volte mi è pure capitato di essere uno di quei 6/7, quindi, si, so di che parlo. 
Non mi scandalizzo, però mi chiedo: ma non eravamo, noi del Pd, entrati nell'era del "basta con gli accordi nelle stanze chiuse",  del "nessun accordo segreto, nessun patto nascosto: si decide insieme"?  
Ero convinta che gli eroi del nuovo corso fossero serenamente e convintamente tutti su questa posizione, che, ovviamente l'avrebbro applicata. E invece che sento? Che i patti segreti continuano, che gli accordi sottobanco esistono, che la ricerca e la divisione dei posti di potere (ovunque, nelle amministrazioni, in politica, al partito) ci sono ancora e si fanno proprio in quelle segrete stanze. In 6/7. E poi si informano gli altri e si dice loro: prendere o lasciare. 
Sono cambiati i nomi (anzi, spesso nemmeno quelli), ma il metodo è ancora lì e ci sono pure i caminetti (anche senza fiamma), le segrete stanze, i patti nascosti, gli accordi di potere. Tutto. E tutto fatto senza che iscritti, militanti, dirigenti ne sappiano nulla di nulla. Esattamente come si diceva di non voler fare assolutamente, criticando chi aveva usato prima questo metodo.  
Interessante no? Per me anche molto divertente (e qui ci starebbe bene una citazione del Gattopardo che non farò perchè è, davvero, troppo scontata), quasi da applausi per il modo disinvolto con il quale si fa finta di essere il nuovo applicando il peggio del vecchio senza remora alcuna. 
Del resto la conquista del potere non è un pranzo di gala (semicit) e  "il fine giustifica i mezzi".  
Bene, aspetto solo di vedere i risultati di questo nuovo. Mi posso permettere, io, di stare seduta sulla sponda del fiume e vedere chi passa. E pure di mettermi comoda e farmi quattro belle risate.



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