sabato 30 gennaio 2016

Tolleranza

Pare si debba essere ascoltare.
Pare si debba lasciar perdere quando alcune persone (cosí manifestando prevenzioni e pregiudizi) ti spiegano quanto sbagliato, incivile, innaturale, persino pericoloso sia il contenuto del dll Cirinná.
Pare si debba assentire senza fiatare alla pretesa che queste persone hanno di scegliere e obbligare tutti al tipo di vita che loro ritengono giusto.
Pare non si possa discutere la libertà di scoscenda su questo voto.
Pare non si possano fare troppe, che si debba essere "tolleranti".
Già: tolleranti con i peggiori intolleranti.
Tolleranti con chi a essere tollerante non ci pensa proprio e vuole decidere per tutti secondo il proprio credo o la propria idea.
Tolleranti con coloro che  non conoscono nemmeno il significato della parola tolleranza, che non contemplano la minima possibilità di lasciare agli a altri libertà di vivere come meglio credono la propria vita.
Anche no.
Anche la tolleranza richiedere reciprocità. Altrimenti non é tolleranza: é sottomissione.

lunedì 25 gennaio 2016

Il nuovo, il vecchio e la riva del fiume


Non è che io mi scandalizzi eh, no. Frequento la politica da troppi anni per non sapere che questo è il modo in cui (da sempre) si fanno le cose: una stanza, massimo 6/7 persone, decisioni che coinvolgono tutti e che nessuno (a meno di sommovimento popolare) può modificare. 
A volte mi è pure capitato di essere uno di quei 6/7, quindi, si, so di che parlo. 
Non mi scandalizzo, però mi chiedo: ma non eravamo, noi del Pd, entrati nell'era del "basta con gli accordi nelle stanze chiuse",  del "nessun accordo segreto, nessun patto nascosto: si decide insieme"?  
Ero convinta che gli eroi del nuovo corso fossero serenamente e convintamente tutti su questa posizione, che, ovviamente l'avrebbro applicata. E invece che sento? Che i patti segreti continuano, che gli accordi sottobanco esistono, che la ricerca e la divisione dei posti di potere (ovunque, nelle amministrazioni, in politica, al partito) ci sono ancora e si fanno proprio in quelle segrete stanze. In 6/7. E poi si informano gli altri e si dice loro: prendere o lasciare. 
Sono cambiati i nomi (anzi, spesso nemmeno quelli), ma il metodo è ancora lì e ci sono pure i caminetti (anche senza fiamma), le segrete stanze, i patti nascosti, gli accordi di potere. Tutto. E tutto fatto senza che iscritti, militanti, dirigenti ne sappiano nulla di nulla. Esattamente come si diceva di non voler fare assolutamente, criticando chi aveva usato prima questo metodo.  
Interessante no? Per me anche molto divertente (e qui ci starebbe bene una citazione del Gattopardo che non farò perchè è, davvero, troppo scontata), quasi da applausi per il modo disinvolto con il quale si fa finta di essere il nuovo applicando il peggio del vecchio senza remora alcuna. 
Del resto la conquista del potere non è un pranzo di gala (semicit) e  "il fine giustifica i mezzi".  
Bene, aspetto solo di vedere i risultati di questo nuovo. Mi posso permettere, io, di stare seduta sulla sponda del fiume e vedere chi passa. E pure di mettermi comoda e farmi quattro belle risate.



giovedì 21 gennaio 2016

Libri Letti - L'amore della mia vita - Amy Bratley

Il titolo non mi piaceva gran che. Io diffido dei romanzi che hanno troppo amore sulla copertina. Avendo già letto altri libri della stessa autrice, però, ho voluto provare comunque. L'ho cominciato e: sorpresa! L'amore della vita non è un uomo più o meno bello/ricco/famoso, no: sono i figli. E i figli e le donne che stanno per metterli al mondo sono i protagonisti della storia.
5  Donne tutte diverse fra loro, con storie diverse. età diverse, corpi diversi e obiettivi diversi, problemi diversi. Donne che si incontrano al corso pre parto a Brighton venendo la luoghi vari e, pur non sentendo di avere nulla in comune, diventano, con il tempo (e forse per necessità), amiche.

Sullo sfondo, necessari ma comprimari, i compagni (o i donatori di seme). Gli uomini, in questa storia, ci sono poco, anche se la loro presenza (ovviamente) è indispensabile.
Mi è piaciuto? Si, abbastanza. Nulla di trascendentale, ma leggibile. Soprattutto se quello che vuoi fare è rilassarti senza pensare troppo.

mercoledì 20 gennaio 2016

Sarri, ovvero dell'insulto.

Il problema di quello che Sarri ha urlato ieri sera a Mancini non sta tanto nel fatto che l'abbia urlato, ma nel fatto che in Italia, nel 2016, "frocio, finocchio" sia considerato un insulto.
Ok, d'accordo, forse lo è.
E allora il problema è quello che sottende: che si possono insultare gli omosessuali perchè sono tali e, per similitudine, si possono offendere gli eterosessuali urlando loro "frocio, finocchio", su un campo di calcio, sapendo che milioni di persone di tutte le età (e soprattutto tanti, tanti, tanti, adolescenti) ti possono vedere e sentire.
Dice che ha chiesto scusa (subito) e che ha detto di non ricordare di aver urlato proprio quelle parole.
Praticamente la pezza peggiore del buco: due parole talmente usate come offessa che nemmeno si ricorda di averle scelte fra tante altre. (E non mi dite che è una stupidaggine e che lo fanno tutti, perchè non fareste altro che dare credibilità a quello che ho appena detto.)
Solo a me pare una cosa davvero inaccettabile? 

Sicuri sicuri che questi siano gli esempi che vogliamo fornire ai ragazzi?

martedì 19 gennaio 2016

Borsellino, il 1992 e io.

Me lo ricordo, io, il giorno in cui Paolo Borsellino, che oggi avrebbe compiuto 76 anni (l'età esatta di mia madre), saltò in aria.
Era domenica, era luglio, e io stavo leggendo un libro sul mio terrazzo, sotto un ombrellone.
All'improvviso mia madre spuntò dalla portafinestra e mi disse: "Hanno fatto saltare in aria Borsellino". 

Io la guardai un po' sconcertata, incredula, smarrita.
Non è che non ci credessi, ci credevo eccome. E' che non volevo che fosse vero.

Quell'anno orrendo, quel terribile '92, pareva non volesse finire mai. E non lasciava sul terreno che morti, dolore e vergogna.
Mi alzai, anche questo mi ricordo, corsi a guardare gli speciali alla tv, 

Ma fu solo quando vidi Caponnetto scendere di macchina e dire, con un filo di voce: "E' finito tutto" che mi crollò il mondo addosso e mi misi a piangere.
Mi ricordo mio padre, che condivideva con me la passione grande per la politica e l'impegno in prima persona, mettermi le mani sulle spalle, senza dire nulla, straziato pure lui da quell'immagine.
Perchè piangevo? Per tanti motivi. Per la morte di un Uomo giusto in cui avevo riposto speranza. Per il dolore di un vecchio magistrato che me era (ed è) l'esempio di vita da seguire. Per la vergogna di aver visto il partito che avevo scelto (e nella cui giovanile militavo), ridotto a collettore di tangenti e ufficio di collocamento uso scambio lavoro voti. Per aver visto morire un altro uomo giusto, con sua moglie, anch'essa magistrato, accanto. Per le loro scorte, per quegli uomini e donne che per poche lire al mese, rischiavano la vita al servizio della Repubblica. Per la Repubblica stessa, ridotta ad uno straccio usato da chiunque per guadagno personale senza curarsi d'altro, abusando di termini come politica, governo, elezioni, parlamento, eletti del popolo e via andare.

E piangevo per me, che avevo 27 anni. facevo politica, credevo in valori che sentivo traditi e non vedevo futuro. Nè per me nè per l'Italia.
Poi, non so come, non so perchè (nemmeno adesso lo so), davanti alle immagini che mi passavano davanti sul video della tv, mi resi conto che continuando solo a piangere, che perdendo la speranza, avrei tradito Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e le loro scorte, che per quello in cui  anch'io credevo avevano dato la vita. Avrei tradito le tante persone perbene che condividevano con me quei valori e per essi, ancora e nonostante tutto, lottavano. E avrei tradito, soprattutto, quello in cui credevo.
Era una lezione che sapevo, ma di cui presi atto solo in quel momento: serve coraggio per sostenere i valori in cui si crede e che si vogliono veder trasformati in realtà. Un coraggio che non esclude niente, nè l'ostrascismo di chi si sente più furbo di te. nè la derisione, nè l'incomprensione, nè,  (come avevo imparato da loro) in casi estremi, la morte.
Ecco: io quel giorno sono cambiata, sono diventata più forte e più tenace. Sono anche diventata sicura con tutta me stessa che quando si crede in qualcosa si deve sempre, sempre, lottare.
Per sempre e fino in fondo. Senza arrendersi e senza abbandonare.
E di questo ringrazierò sempre quegli uomini e quelle donne e anche quel maledetto, difficilissimo 1992

martedì 12 gennaio 2016

Il gusto del leggere

Io non leggo solo grandi libri.
Ne leggo anche di piccoli, di informali, di strambi e di insensati. E mi piacciono pure.

Mentre lavoravo mi è passato per la mente questo pensiero: ma ci sono libri minori, libri che non vale la pena di leggere o che non dovrebbero mai essere pubblicati?
Non sono sicura, ma penso di no.
Perchè ogni pagina scritta, anche quella di un libretto qualsiasi, cambia o può cambiare la vita di qualcuno. E questa è, per l'appunto, la ragione per cui si scrivono (e leggono) libri.
Quindi, sicura che non li leggerà nessuno o quasi, da qui in avanti mi metterò a commentare qui sopra ogni libro che leggo. Di qualsiasi tipo sia.
La politica, alla fine, è come uno specchio.
Quello che vedi riflesso nelle azioni e nelle reazioni, in qualche modo, deve assomigliarti, altrimenti quel riflesso non sei tu, ma un altro che, per caso, passava di lì.
Ecco: mi pare che davanti al mio specchio (per caso o no) passino in troppi. E non mi pare che chi passa mi assomigli. Almeno non abbastanza.
Il mio riflesso, poi, non lo vedo praticamente più.



lunedì 11 gennaio 2016

Vagamente

Il problema, spesso, non è parlare, pensare o esprimersi, No. Il problema è capire a proposito di cosa.
E anche, ovviamente se sia o meno il caso di farlo.
Ecco: tutto qui. 
Siamo sommersi da gente (si gente, indistinta, nebulosa, che si confonde e si adegua allo sfondo. Gente e non persone, che quelle si sono guadagnate il titoloi pensado) che dice di tutto, parla di tutto, si intende di tutto. E ti tratta pure come un'idiota mentecatta se non sei d'accordo con le loro "illuminate" opinioni. E pure facendo uso di offese varie che, generalmente, definisce "ironia" (ti verrebbe voglia di regalargli un vocabolario, ma non lo fai, troppi soldi sprecati),
Ossignore (invocazione. quindi non incorrente nell'apposito comandamento)! Quanto pazienza ci voule a questo mondo.
Ma una minima idea del fatto che non potete sapere sempre tutto o parlare di tutto o esprimervi su tutto avendo ragione, magari offendondo pure chi non la pensa come voi, no?
Anche vagamente he...

giovedì 7 gennaio 2016

Se parlate di Colonia ricordatevi delle donne.


Se volete parlare delle molestie di gruppo subite dalle donne a Colonia l'ultimo dell'anno, allora ricordatevi delle donne.
E fatelo non come fossero un mero accidente capitato nel mezzo dell'accadimento polemico che vi piace tanto e serve preciso, preciso, per un po' di polemica post natalizia, 
Fatelo con attenzione, pudore, rispetto. 
Rendendovi conto che si tratta di qualcosa che molto difficilmente dimenticheranno e per la quale avranno timori per tutta la vita. E rendendovi pure conto che non si tratta di nulla di particolare o straordinario. 
Perchè straordinario non lo è per niente, proprio per niente, anche se quasi nessuno ricorda che cose simili a questa succedono tutti i giorni, in tutti i paesi del mondo. Con percentuali e modi diversi, certo, ma succedono ovunque.
Succedono perchè le donne sono da sempre le vittime privilegiate dei maschi (maschi e non uomini, abbiate pazienza, per me c'è differenza) che hanno qualcosa da dimostrare, che si sentono "poco potenti", che vogliono sentirsi qualcuno, dimostrare di valere qualcosa. E che per farlo decidono di piacchiare, ferire, uccidere, violentare fisicamente o psicologicamente, in solitudine o in gruppo, una donna o più donne. 
Usando la loro storia di quella notte come fate, compite un'altra violenza contro di loro, sappiatelo.
Sostenete le vostre tesi, difendete o accusate chi volete, ma PRIMA ricordatevi che quelle donne hanno diritto a avere comprensione e giustizia per sè stesse e non perchè possono essere usate per dire qualcosa a qualcuno.
Ah, a proposito, Signor Vespa (si proprio quello, Bruno, che continua a stressare la nazione con talk show a tarda sera abusando nel contempo della colonna sonora di Via col Vento) le donne non sono sue, indi eviti di parlare delle "nostre donne".
Che le donne, glielo assicuro essendo una di esse, appartengono solo a loro stesse.

martedì 5 gennaio 2016

Europa - 1

Dice che l'unità europea sia in pericolo.
Dice dipenda dal fatto che alcuni paesi hanno rimesso su i controli alle frontiere per impedire che entrino frotte di migranti.
Bravi. Un'analisi superficiale e tipicamente italiana: ci si ferma al primo passo di una strada lunga e tortuosa e si pretende anche di capire dove arriva.
Nessuno che si ricordi che abbiamo accantonato il Trattato di Nizza e la Costituzione. 
Nessuno che rammenti che non abbiamo un vero parlamento o un vero governo, che non abbiamo istituzioni comuni, che non siamo altro che uno spazio libero per la circolazione delle persone e dei capitali. 
Dio, che tristezza.

lunedì 4 gennaio 2016

2016 e andare (ovvero la scusa per ripartire a fare)


Lo so che pensare che il tempo ricominci solo perchè riparte gennaio non è una cosa sensata, ma a volte le convenzioni fanno comodo. E io questa la voglio usare. Voglio ricominciare a scrivere sul mio blogghino come esercizio quotidiano di pensiero trasposto da mente a carta. Anche solo per lasciare una traccia dedicata a me stessa di com'ero e di quel che pensavo in un certo momento o di un certo evento.


Intanto dico che piove, che non fa ancora freddo, che vorrei la neve e che oggi a Pistoia, qui, sotto casa mia, ci sono banchi e banchi che vendono cioccolata e anche (da quanto leggo) stage e sessioni di cose varie sempre cioccolatose.
Siccome mi sono svegliata con il mal di gola (tanto per cambiare, quest'inverno pare una condanna) per andare a vedere aspetto che semetta di piovere, però andrò. Anche se non sono golosa sono curiosa :)


E ora mi rimetto a lavorare.
A poi.