lunedì 10 ottobre 2016

C'è un problema di fondo, in questa polemica sui Comitati interni al PD per il NO alla riforma, che è sia di forma che di sostanza, secondo me.
Il nostro Statuto dice che il Pd è un partito formato da iscritti ed elettori.
E' il motivo per cui, alle primarie, possono votare tutti coloro che si dichiarano elettori del Partito Democratico, senza bisogno di essersi mai tesserati o di aver mai fatto un giorno di militanza.
Se la costituzione di Comitati del NO interni al Pd, proprio non ci va giù, potremo far partire esposti contro gli iscritti che li fonderanno o ne faranno parte (ammesso e non concesso che sorta qualche effetto). 
Però, se degli elettori del Pd (che si dichiarano tali esattamente come per votare alle primarie) si riunissero, anche non in una sede Pd, e fondassero un comitato per il NO alla riforma, chiamandolo "Democratici per il NO", secondo voi, il Pd che potrebbe fare?
Ve lo dico io: NULLA.
Perchè quelle persone possono definirsi Democratici a termini di Statuto, sono membri del Pd a pieno diritto, ma, non essendo iscritti, non sono vincolati alle decisioni della direzione nazionale.
E in nessun caso gli organismi possono agire nei loro confronti.
Gli elettori non possono subire sanzioni disciplinari.
In definitiva: NON SI POSSONO ESPELLERE GLI ELETTORI dopo aver deciso che sono parte del Pd esattamente come gli iscritti, senza aver dato loro gli stessi doveri.
Possiamo biasimarli fortemente. 

Sapete quanto sarà utile?

martedì 6 settembre 2016


Pare, da quel che leggo in giro, che per poter criticare uno o più provvedimenti del Governo o (Dio non voglia!) il DDL Boschi, sia necessario essere più poveri di San Francesco, più umili d Gandhi e anche privi di qualsiasi pregresso incarico, impegno o ideale politico. E ovviamente di qualsiasi vitalizio o guadagno legato alla politica.

Che altrimenti si è prevenuti, si sottintende qualcosa che non si dice, si nasconde il proprio recondito (e personale) motivo di critica che, certamente, cela interessi poco legittimi o, addirittura, criminosi. 

Eh  si, se non si è più che perfetti (secondo il manuale del buon militante PD edito dalle Edizioni Turborenziani s.p.a.), nel giro di qualche minuto dalla critica espressa o condivisa, arriva la pattuglia dei guardiani dell'ortodossia a chiedere spiegazioni, pretendere risposto e a dirti (ovviamente) che cosa pensi davvero e perchè lo fai.

E guai a te se provi a dire che, no, non è così, o peggio, se ironizzi. Se la prendono come se avessi offeso la loro genia femminile fino alla 77* generazione e diventano ancora più puntuti, lagnosi e petulanti.

E non credete di poter loro sfuggire: un peccato (piccolo, medio, grande, rilevante o d'accatto, magari pure prestato, alla bisogna) te lo trovano. E se non c'è, lo inventano, lo sottintendono, lo mimano.
No, l'unica possibilità che rimane a  chi tiene al proprio libero pensiero, è fare finta che stiano giocando e mettersi a giocare con loro. In fondo, chi mai potrebbe, facendo sul serio, dire, fare, pensare, urlare o esclamare, le cose che loro dicono, fanno, pensano, urlano o esclamano? Su davvero, chi potrebbe?
Ah, un suggerimento (assolutamente non richiesto) a questi novelli imitatori (pessimi imitatori) del grande Catone il Censore: provate a clonarlo. E chiedete a lui di stendere una qualche legge o leggina sulla falsa riga delle Leggi Suntuarie. Legge o leggina da usare, poi, come punto fermo per partire in branco, fiutare e punire i biechi trasgressori.

State attenti, però, che Catone non era esattamente un incoerente, pieno di triplici pesi e triplici misure. Era uno diritto come un fuso. lineare come un filo a piombo.  Più severo con sè stesso che con gli altri. Esattamente il contrario di voi, insomma.
Si, davvero, state attenti, che se non usate i doppi criteri che siete usi utilizzare (uno per voi, uno per in "non credenti"), i primi a finire nella lista potreste essere proprio voi.




martedì 8 marzo 2016


DONNE
Ho sempre saputo che essere una donna è bello e che è anche una fatica, sempre, anche da piccolissima. 

L'ho imparato dalle donne della mia famiglia, donne felici di esserlo, fiere, forti. guerriere tutte, a loro modo (anzi, tutte no, c'era zia Vanna che tutto era tranne che una guerriera, ma ogni famiglia ha la sua pecora nera...). Donne che io non ho mai visto fermarsi, che non ho mai visto arretrare nè arrendersi. Donne che hanno sempre lavorato, allevato i figli e vissuto (e con questo intendo che non facevano solo quello). Donne che hanno sopportato con forza lutti, malattie e dolori. Donne difficili, certo, ma anche tenerissime, divertenti, originali. Non sempre e non per forza piacevoli, nè accondiscendenti. Donne  che mi hanno insegnato che  bisogna, costi quel che costi, essere sè stesse per non pagare il prezzo di essere poco o niente.

Penso sempre a loro l'8 marzo.

A quella che si è trovata vedova a poco più di 30 anni con due figli piccoli da tirar su nell'Italia del 1948. 
A quella che ha occupato le fabbriche nell'inverno del 44 con in tasca la tessera del PCI. 
A quella che si è trovata ad uccidere una figlia appena nata, che non aveva un padre, per paura dello stigma che le sarebbe caduto addosso e che si è fatta anni di galera, insieme a sua madre, che l'ha aiutata a nascondere il corpicino.
Penso a quella che ha sposato il gerarca fascista, indiziato di aver ucciso Amendola e più vecchio di lei di 20 anni, perchè così pensava di poter fare una vita migliore. 
A quella  che, invece, è morta a poco più di 30 per le botte prese dal marito (e che fece promettere alla sua unica cognata, il giorno del matrimonio, che se suo fratello l'avesse picchiata lei non sarebbe rimasta ferma a parenderle), 
Penso a quella che ha lasciato la sua famiglia oltre l'appennino e si è trovata con un marito prigioniero in Jugoslavia, sola, in un luogo che non conosceva. 
Penso a quella che nonostante un lavoro pesante e un figlio con gravi problemi di salute. poi morto giovanissimo, ha continua a ridere e scherzare per tutta l'sistenza. 
Penso a quella che ha sepolto una figlia di 20 anni e non mai perso il coraggio di andare avanti, e ora si gode 4 bellissimi nipoti. 
Penso a quella che ha lottato per tutta la vita con malattie e malanni, alcuni gravi altri meno, e che ancora non ha finito ed è lì che lotta e non si abbatte.
Penso a loro con gioia  felice di averle e averle avute come esempio e mi sento fortunata ad averle e averle avute come famiglia. Penso a loro e alle cose che ho scritto (che sono solo una piccolissima, infinitesimale parte delle loro magnifiche vite) e mi dico che non possiamo fare altro che andare avanti e crescere ancora. Perchè lo dobbiamo a loro che hanno inziato la strada e lo dobbiamo a quelle che verranno dopo di noi, che non possiamo lasciare senz'armi e armatura.

lunedì 7 marzo 2016

Primarie, mantra e piccoli fan (con le truppe cammellate a far da coro)
Per carità, non è che io non abbia mai contestato un avversario alle primarie, anzi: l'ho fatto e anche aspramente.
Ma fra contestare un avversario che si riconosce come tale (e quindi si rispetta) e trovare giustificazioni oscene e assurde per la scarsa affluenza a Roma ce ne corre.
E ce ne corre assai, almeno secondo me.
Forse, dico forse, ai tanti che ripetono come un infallibile mantra le parole di Orfini potrebbe venire in mente che quei voti che mancano (più o meno 50.000) rispetto al 2013 non sono di mafiosi o portatori di cranio vuoto (e perciò cammellabili), Sono (anche) di persone che si sono stufate di essere trattate come imbecilli perchè non assentono in tutto e per tutto a ciò che accade nella magnifica nuova era del Pd.
Sono (anche) di persone che sono stufe degli insulti e degli inviti a uscire.
Sono (anche) di persone deluse da questo continuo e insistente panegirico tessuto da fan che di politica niente sanno o vogliono sapere, ma hanno grande fede nel leader.

Sono (anche, si anche) di persone che non vogliono avere nulla a che vedere con quelli che c'erano quando si tessevano le trame di Roma Capitale e si portavano a votare le truppe cammellate (per esempio c'era Orfini, che ora pare essersene scordato, ma che prese una fracchiata di voti mentre imperava quel sistema...)
Povero, povero Giachetti, ostaggio (e prigioniero) di troppi che lo usano per insultare la sinistra o (giornalisti e giornali per primi) per inventare candidati alternativi o complotti per non farlo votare.
E povero Pd, in mano a chi proprio non riesce a capire che il giorno in cui dentro rimarranno solo i fedeli nei secoli, i piccoli fan e i convinti a prescindere (sogno questo di troppi che conosco) il Pd non esisterà più.
E poveri anche quelli che condividono le idee di Renzi, ma ragionano e non assentono a prescindere.
Saranno i prossimi. 

sabato 30 gennaio 2016

Tolleranza

Pare si debba essere ascoltare.
Pare si debba lasciar perdere quando alcune persone (cosí manifestando prevenzioni e pregiudizi) ti spiegano quanto sbagliato, incivile, innaturale, persino pericoloso sia il contenuto del dll Cirinná.
Pare si debba assentire senza fiatare alla pretesa che queste persone hanno di scegliere e obbligare tutti al tipo di vita che loro ritengono giusto.
Pare non si possa discutere la libertà di scoscenda su questo voto.
Pare non si possano fare troppe, che si debba essere "tolleranti".
Già: tolleranti con i peggiori intolleranti.
Tolleranti con chi a essere tollerante non ci pensa proprio e vuole decidere per tutti secondo il proprio credo o la propria idea.
Tolleranti con coloro che  non conoscono nemmeno il significato della parola tolleranza, che non contemplano la minima possibilità di lasciare agli a altri libertà di vivere come meglio credono la propria vita.
Anche no.
Anche la tolleranza richiedere reciprocità. Altrimenti non é tolleranza: é sottomissione.

lunedì 25 gennaio 2016

Il nuovo, il vecchio e la riva del fiume


Non è che io mi scandalizzi eh, no. Frequento la politica da troppi anni per non sapere che questo è il modo in cui (da sempre) si fanno le cose: una stanza, massimo 6/7 persone, decisioni che coinvolgono tutti e che nessuno (a meno di sommovimento popolare) può modificare. 
A volte mi è pure capitato di essere uno di quei 6/7, quindi, si, so di che parlo. 
Non mi scandalizzo, però mi chiedo: ma non eravamo, noi del Pd, entrati nell'era del "basta con gli accordi nelle stanze chiuse",  del "nessun accordo segreto, nessun patto nascosto: si decide insieme"?  
Ero convinta che gli eroi del nuovo corso fossero serenamente e convintamente tutti su questa posizione, che, ovviamente l'avrebbro applicata. E invece che sento? Che i patti segreti continuano, che gli accordi sottobanco esistono, che la ricerca e la divisione dei posti di potere (ovunque, nelle amministrazioni, in politica, al partito) ci sono ancora e si fanno proprio in quelle segrete stanze. In 6/7. E poi si informano gli altri e si dice loro: prendere o lasciare. 
Sono cambiati i nomi (anzi, spesso nemmeno quelli), ma il metodo è ancora lì e ci sono pure i caminetti (anche senza fiamma), le segrete stanze, i patti nascosti, gli accordi di potere. Tutto. E tutto fatto senza che iscritti, militanti, dirigenti ne sappiano nulla di nulla. Esattamente come si diceva di non voler fare assolutamente, criticando chi aveva usato prima questo metodo.  
Interessante no? Per me anche molto divertente (e qui ci starebbe bene una citazione del Gattopardo che non farò perchè è, davvero, troppo scontata), quasi da applausi per il modo disinvolto con il quale si fa finta di essere il nuovo applicando il peggio del vecchio senza remora alcuna. 
Del resto la conquista del potere non è un pranzo di gala (semicit) e  "il fine giustifica i mezzi".  
Bene, aspetto solo di vedere i risultati di questo nuovo. Mi posso permettere, io, di stare seduta sulla sponda del fiume e vedere chi passa. E pure di mettermi comoda e farmi quattro belle risate.



giovedì 21 gennaio 2016

Libri Letti - L'amore della mia vita - Amy Bratley

Il titolo non mi piaceva gran che. Io diffido dei romanzi che hanno troppo amore sulla copertina. Avendo già letto altri libri della stessa autrice, però, ho voluto provare comunque. L'ho cominciato e: sorpresa! L'amore della vita non è un uomo più o meno bello/ricco/famoso, no: sono i figli. E i figli e le donne che stanno per metterli al mondo sono i protagonisti della storia.
5  Donne tutte diverse fra loro, con storie diverse. età diverse, corpi diversi e obiettivi diversi, problemi diversi. Donne che si incontrano al corso pre parto a Brighton venendo la luoghi vari e, pur non sentendo di avere nulla in comune, diventano, con il tempo (e forse per necessità), amiche.

Sullo sfondo, necessari ma comprimari, i compagni (o i donatori di seme). Gli uomini, in questa storia, ci sono poco, anche se la loro presenza (ovviamente) è indispensabile.
Mi è piaciuto? Si, abbastanza. Nulla di trascendentale, ma leggibile. Soprattutto se quello che vuoi fare è rilassarti senza pensare troppo.