martedì 8 marzo 2016


DONNE
Ho sempre saputo che essere una donna è bello e che è anche una fatica, sempre, anche da piccolissima. 

L'ho imparato dalle donne della mia famiglia, donne felici di esserlo, fiere, forti. guerriere tutte, a loro modo (anzi, tutte no, c'era zia Vanna che tutto era tranne che una guerriera, ma ogni famiglia ha la sua pecora nera...). Donne che io non ho mai visto fermarsi, che non ho mai visto arretrare nè arrendersi. Donne che hanno sempre lavorato, allevato i figli e vissuto (e con questo intendo che non facevano solo quello). Donne che hanno sopportato con forza lutti, malattie e dolori. Donne difficili, certo, ma anche tenerissime, divertenti, originali. Non sempre e non per forza piacevoli, nè accondiscendenti. Donne  che mi hanno insegnato che  bisogna, costi quel che costi, essere sè stesse per non pagare il prezzo di essere poco o niente.

Penso sempre a loro l'8 marzo.

A quella che si è trovata vedova a poco più di 30 anni con due figli piccoli da tirar su nell'Italia del 1948. 
A quella che ha occupato le fabbriche nell'inverno del 44 con in tasca la tessera del PCI. 
A quella che si è trovata ad uccidere una figlia appena nata, che non aveva un padre, per paura dello stigma che le sarebbe caduto addosso e che si è fatta anni di galera, insieme a sua madre, che l'ha aiutata a nascondere il corpicino.
Penso a quella che ha sposato il gerarca fascista, indiziato di aver ucciso Amendola e più vecchio di lei di 20 anni, perchè così pensava di poter fare una vita migliore. 
A quella  che, invece, è morta a poco più di 30 per le botte prese dal marito (e che fece promettere alla sua unica cognata, il giorno del matrimonio, che se suo fratello l'avesse picchiata lei non sarebbe rimasta ferma a parenderle), 
Penso a quella che ha lasciato la sua famiglia oltre l'appennino e si è trovata con un marito prigioniero in Jugoslavia, sola, in un luogo che non conosceva. 
Penso a quella che nonostante un lavoro pesante e un figlio con gravi problemi di salute. poi morto giovanissimo, ha continua a ridere e scherzare per tutta l'sistenza. 
Penso a quella che ha sepolto una figlia di 20 anni e non mai perso il coraggio di andare avanti, e ora si gode 4 bellissimi nipoti. 
Penso a quella che ha lottato per tutta la vita con malattie e malanni, alcuni gravi altri meno, e che ancora non ha finito ed è lì che lotta e non si abbatte.
Penso a loro con gioia  felice di averle e averle avute come esempio e mi sento fortunata ad averle e averle avute come famiglia. Penso a loro e alle cose che ho scritto (che sono solo una piccolissima, infinitesimale parte delle loro magnifiche vite) e mi dico che non possiamo fare altro che andare avanti e crescere ancora. Perchè lo dobbiamo a loro che hanno inziato la strada e lo dobbiamo a quelle che verranno dopo di noi, che non possiamo lasciare senz'armi e armatura.

lunedì 7 marzo 2016

Primarie, mantra e piccoli fan (con le truppe cammellate a far da coro)
Per carità, non è che io non abbia mai contestato un avversario alle primarie, anzi: l'ho fatto e anche aspramente.
Ma fra contestare un avversario che si riconosce come tale (e quindi si rispetta) e trovare giustificazioni oscene e assurde per la scarsa affluenza a Roma ce ne corre.
E ce ne corre assai, almeno secondo me.
Forse, dico forse, ai tanti che ripetono come un infallibile mantra le parole di Orfini potrebbe venire in mente che quei voti che mancano (più o meno 50.000) rispetto al 2013 non sono di mafiosi o portatori di cranio vuoto (e perciò cammellabili), Sono (anche) di persone che si sono stufate di essere trattate come imbecilli perchè non assentono in tutto e per tutto a ciò che accade nella magnifica nuova era del Pd.
Sono (anche) di persone che sono stufe degli insulti e degli inviti a uscire.
Sono (anche) di persone deluse da questo continuo e insistente panegirico tessuto da fan che di politica niente sanno o vogliono sapere, ma hanno grande fede nel leader.

Sono (anche, si anche) di persone che non vogliono avere nulla a che vedere con quelli che c'erano quando si tessevano le trame di Roma Capitale e si portavano a votare le truppe cammellate (per esempio c'era Orfini, che ora pare essersene scordato, ma che prese una fracchiata di voti mentre imperava quel sistema...)
Povero, povero Giachetti, ostaggio (e prigioniero) di troppi che lo usano per insultare la sinistra o (giornalisti e giornali per primi) per inventare candidati alternativi o complotti per non farlo votare.
E povero Pd, in mano a chi proprio non riesce a capire che il giorno in cui dentro rimarranno solo i fedeli nei secoli, i piccoli fan e i convinti a prescindere (sogno questo di troppi che conosco) il Pd non esisterà più.
E poveri anche quelli che condividono le idee di Renzi, ma ragionano e non assentono a prescindere.
Saranno i prossimi.