DONNE
Ho sempre saputo che essere una donna è bello e che è anche una fatica, sempre, anche da piccolissima.
Ho sempre saputo che essere una donna è bello e che è anche una fatica, sempre, anche da piccolissima.
L'ho imparato dalle donne della mia famiglia, donne felici di esserlo, fiere, forti. guerriere tutte, a loro modo (anzi, tutte no, c'era zia Vanna che tutto era tranne che una guerriera, ma ogni famiglia ha la sua pecora nera...). Donne che io non ho mai visto fermarsi, che non ho mai visto arretrare nè arrendersi. Donne che hanno sempre lavorato, allevato i figli e vissuto (e con questo intendo che non facevano solo quello). Donne che hanno sopportato con forza lutti, malattie e dolori. Donne difficili, certo, ma anche tenerissime, divertenti, originali. Non sempre e non per forza piacevoli, nè accondiscendenti. Donne che mi hanno insegnato che bisogna, costi quel che costi, essere sè stesse per non pagare il prezzo di essere poco o niente.
Penso sempre a loro l'8 marzo.
A quella che si è trovata vedova a poco più di 30 anni con due figli piccoli da tirar su nell'Italia del 1948.
A quella che ha occupato le fabbriche nell'inverno del 44 con in tasca la tessera del PCI.
A quella che si è trovata ad uccidere una figlia appena nata, che non aveva un padre, per paura dello stigma che le sarebbe caduto addosso e che si è fatta anni di galera, insieme a sua madre, che l'ha aiutata a nascondere il corpicino.
A quella che ha occupato le fabbriche nell'inverno del 44 con in tasca la tessera del PCI.
A quella che si è trovata ad uccidere una figlia appena nata, che non aveva un padre, per paura dello stigma che le sarebbe caduto addosso e che si è fatta anni di galera, insieme a sua madre, che l'ha aiutata a nascondere il corpicino.
Penso a quella che ha sposato il gerarca fascista, indiziato di aver ucciso Amendola e più vecchio di lei di 20 anni, perchè così pensava di poter fare una vita migliore.
A quella che, invece, è morta a poco più di 30 per le botte prese dal marito (e che fece promettere alla sua unica cognata, il giorno del matrimonio, che se suo fratello l'avesse picchiata lei non sarebbe rimasta ferma a parenderle),
A quella che, invece, è morta a poco più di 30 per le botte prese dal marito (e che fece promettere alla sua unica cognata, il giorno del matrimonio, che se suo fratello l'avesse picchiata lei non sarebbe rimasta ferma a parenderle),
Penso a quella che ha lasciato la sua famiglia oltre l'appennino e si è trovata con un marito prigioniero in Jugoslavia, sola, in un luogo che non conosceva.
Penso a quella che nonostante un lavoro pesante e un figlio con gravi problemi di salute. poi morto giovanissimo, ha continua a ridere e scherzare per tutta l'sistenza.
Penso a quella che ha sepolto una figlia di 20 anni e non mai perso il coraggio di andare avanti, e ora si gode 4 bellissimi nipoti.
Penso a quella che ha lottato per tutta la vita con malattie e malanni, alcuni gravi altri meno, e che ancora non ha finito ed è lì che lotta e non si abbatte.
Penso a loro con gioia felice di averle e averle avute come esempio e mi sento fortunata ad averle e averle avute come famiglia. Penso a loro e alle cose che ho scritto (che sono solo una piccolissima, infinitesimale parte delle loro magnifiche vite) e mi dico che non possiamo fare altro che andare avanti e crescere ancora. Perchè lo dobbiamo a loro che hanno inziato la strada e lo dobbiamo a quelle che verranno dopo di noi, che non possiamo lasciare senz'armi e armatura.