giovedì 30 maggio 2013

I matrimoni Gay, l'Italia, l'Europa e, come comparsa, l'Articolo 3.

 E quindi, in Francia, il matrimonio fra persone dello stesso sesso è legale. 
Bene. Molto bene. Almeno per me.
Si, perché io penso che chi si ama abbia diritto a farlo come meglio crede. E  anche che, se vuole, abbia diritto a formare una famiglia. Con le stesse garanzie per tutti e senza differenze. Grazie.
E sono consolata, in questo, dall’articolo 3 della nostra Costituzione.
Che ha un testo splendido, bellissimo e molto, molto chiaro: 
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” 
Ecco, non mi pare ci sia molto da aggiungere. Né da chiarire. E quindi: noi, in Italia, che aspettiamo a fare quello che hanno fatto in Francia e in Gran Bretagna negli ultimi sei mesi e dare attuazione all’articolo 3?
I costituenti l’hanno scritto chiaro nel 1947, quindi, che manca? Il tempo mi pare ci sia stato…
A si, scusate, dimenticavo: mancano quelle due bazzecole che si chiamano cultura dei diritti (quelli altrui eh, perché i loro ,gli italiani, li difendono benissimo) e tolleranza.
E forse anche un po’ di coraggio, da parte dei legislatori, di essere un po’ più in sintonia con la Costituzione laica di questa Nazione e un po’ meno con le contestazioni rumorose e sempre meno frequentate di chi, in nome di una filosofia, della legge naturale o di una fede o altro, si dice CONTRO.
Oh, ecco, si: quelli contro.
E’ a loro che voglio fare un paio di domande che mi frullano in testa da quando ho cominciato a capire di che si parla (non mi ricordo quando, ma ero poco più di una bambina).
Scusate, ma a voi che importa se due persone dello stesso sesso si sposano?
Che cosa tolgono alla vostra vita, alla vostra fede, alla vostra filosofia, ai vostri diritti (voglio dire: che cosa ha portato l’uomo che si è ucciso a Notre Dame ad avere tutta quella rabbia)?
Che male vi fanno due persone che si amano e si vogliono sposare e formare una famiglia?
E soprattutto: perché pensate di avere il diritto di pretendere leggi che “obblighino” tutti a vivere come voi volete vivere, rifiutandovi di vedere, ascoltare, considerare anche il pensiero altrui?
Spiegatemelo per favore.
 Perché, no, io queste cose  non l’ho mai capite. E continuo a non capirle.

giovedì 9 maggio 2013

Aldo Moro, Peppino Impastato e l'Europa. Buon 9 maggio.




Oggi è il 9 maggio ed è una giornata complicata.
Oggi si ricordano due persone assassinate  e, insieme, si celebra un sogno.
Cominciamo da qui: oggi, si ricordano Aldo Moro e Peppino Impastato, uccisi entrambi per come avevano vissuto.E, quindi, a ben vedere non si ricorda la loro morte, ma si rammenta la loro vita. E la si indica ad esempio.
Si ricorda Aldo Moro, uno di quelli che ha costruito l’Italia. Uno che ci vedeva bene, che individuava il futuro e che sapeva come fare per raggiungerlo.
Lo presero e lo uccisero quelli che non amavano la mediazione, che pensavano che uccidere fosse una soluzione e che del futuro avevano un’idea nebulosa e utopica.
Ricordo bene quei giorni, anche se ero una bambina. Ricordo Lama in piazza, quel 16 marzo, e la rabbia di mio padre. Non paura, rabbia. Ho sempre pensato che il terrorismo perse davvero lì, quel giorno. Ed ho anche sempre pensato che nemmeno Moro avrebbe trattato mai. Perché era uomo di stato, uno che sapeva che davanti alle minacce non si cede.
E si ricorda anche Peppino Impastato, uno che, per l’appunto, non ha ceduto mai. Che si è ribellato. Uno che ha insegnato anche agli altri a ribellarsi. Uno che seminando i semi dell’antimafia nel cuore di tanti ha aiutato a crescere una generazione intera, non solo in Sicilia, che ha reagito e che, oggi, combatte anche in suo nome per liberare la nostra splendida terra dal cancro della mafia. Di tutte le mafie.
E poi si celebra l’Europa: quella di Shuman, di Adenauer, di De Gasperi, di Spaak, di Spinelli.
L’Europa sognata sotto le bombe e in mezzo alla violenza della seconda guerra mondiale, da uomini spesso incarcerati, nascosti o al confino, che (anche loro) non hanno ceduto mai. Visionari che non si sono arresi. Che hanno lottato, vinto e costruito. E che ci hanno lasciato in eredità il compito di portare in fondo il loro sogno, di renderlo vero, reale, compiuto. L’hanno lasciato a noi, che abbiamo tutto e che non abbiamo nemmeno più bisogno del passaporto. Che non conosciamo frontiere, che parliamo più lingue, che abbiamo il mondo in mano, che diamo tutto questo per scontato e che ci scordiamo sempre di ringraziare.
Di ringraziare chi, come Moro, Impastato e tanti e tanti altri, per darci questo mondo ci hanno rimesso la vita.
Ecco, qui, anche se il paragone è davvero ingeneroso per tutti coloro che ho citato prima, sono io che non cedo e non cederò mai: l’Europa è il mio sogno, è il futuro che voglio per me e per gli altri. E chi dice che è morta non mi convince. E a chi, contro di essa, usa toni violenti, troppo forti per essere davvero ascoltati, dico di ricordarsi che non hanno vinto il terrorismo o la mafia che credono e usano la violenza. Ma Moro ed Impastato con l’esempio e un’idea che costruiva e non distruggeva.
Ecco: io ci credo e ci ho sempre creduto. E per quel poco che conta, facendo mie le lezioni di Moro e Impastato, non mollerò mai.


Per saperne di più

La dichiarazione Shuman
Aldo Moro
Peppino Impastato
Robert Schuman
Konrad Adenauer
Alcide De Gasperi
Paul-Henri Spaak
Altiero Spinelli
Manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi