SOMEWHERE OVER THE RAINBOW
Piove.
Una pioggia battente, fredda.
Eppure non dovrebbe, è quasi
Aprile.
Quest’anno la primavera ritarda, il Governo ritarda e anche le soluzioni non si vedono.
Soluzioni serie, intendo, soluzioni vere.
Sono arrivate, al posto loro, le soluzioni pro tempore.
Sono arrivate, al posto loro, le soluzioni pro tempore.
Stessa famiglia, ma diverso effetto. Danno poca soddisfazione e lasciano l'amaro in bocca. Niente di davvero buono, insomma.
La saggezza, la forza e la capacità di decidere, invece, non
hanno mandato nemmeno una cartolina. Sparite. Del tutto.
Quelle che abbondano, non volute come sempre, sono le critiche.
Quelle di chi sa tutto a
prescindere, di chi è insoddisfatto comunque, di chi “se c’era..” “ se si fosse
fatto…” “ma si poteva…”. E anche quelle di chi
si sente trionfante senza aver fatto nulla di che, così, a prescindere. O di chi dice: eh ma io lo avevo detto… Che poi non è mai vero, ma non
importa.
Mi verrebbe da dirglielo che sono inutili, che li rendono solo inascoltabili. Ma non lo faccio. Troppa fatica. E poi non ascolterebbero.
Se ci provano gusto a stare lì, sotto la pioggia, bagnati fradici e senza ombrello, in fondo, sono affari loro.
Io sto qui. E guardo. E ascolto.
Non vi aspettate che mi arrenda eh... Non lo farò.
Io sto qui. E aspetto. Perché per esperienza so che succede
sempre qualcosa.
E che il sole comunque c’è e prima o poi spunta. Anche se ora è sopra le
nubi. Da qualche parte, oltre l'arcobaleno.

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