domenica 2 giugno 2013

Per favore... non mi (ci) fate arrabbiare...

Più il tempo passa più mi rendo conto del danno. E più il tempo passa e più navigo fra la rabbia e la rassegnazione, con il terrore di arrivare all’indifferenza.
A questo punto non mi interessano più i nomi. E nemmeno i motivi. Mi interessa solo che 100 e passa persone che anche io ho votato mi hanno delusa e hanno cancellato ogni possibilità che il Pd, per un lungo periodo, possa essere incisivo nella storia di questo paese.
Quelli come me, che hanno lavorato come matti per fondarlo, che ci hanno creduto, che hanno lottato per una idea e per delle prospettive, si sono sentiti traditi. Anzi, peggio: quelli come me si sono sentiti presi in giro. E oggi sono qui, straniti, a ad aspettare di vedere che cosa altro possono riuscire a combinare persone che, per chissà quale interesse proprio, di gruppo, di capobastone o di corrente, hanno mandato in malora tutto il loro lavoro. E anche un certo tipo di futuro per l’Italia. 
Non sono sicura che il congresso possa bastare per rimediare a questo gran bordello, a questo casino, a questo sconforto. Sento e leggo che già si mettono le mani avanti, ipotizzando, prima ancora che sia convocato, scorrettezze e chissà quali diavolerie. Sento e leggo che si vuole un congresso aperto agli elettori (e come facciamo a sapere elettori di chi? No, così, per chiedere…). 
Sento e leggo che si chiede a gran voce il rinnovamento e il cambiamento, senza ovviamente specificare che cosa sia e chi davvero lo possa rappresentare (a meno che non si alluda al proprio capo corrente o al proprio padrone del vapore).
Ecco, no, non mi piace. Per niente. Magari sogno, ma vorrei un congresso con regole condivise che nessuno mette in discussione solo perché pensa di esserne sfavorito. Vorrei un congresso dove si parlasse di problemi veri e si proponessero soluzioni. Vorrei un congresso dove non si parlasse solo di nomi e schieramenti, ma di quello che il Pd è e vuole essere. Vorrei, in definitiva, un Congresso.
Niente di più.
Se non lo faremo, se continueremo con le interviste a raffica, l’IO prima del NOI, pochi temi per spot e solo per propaganda, possiamo anche evitarci la fatica di organizzarlo: non servirà a nulla. Rimarremo un caravanserraglio di pensieri diversi, troppo concentrati a farci la guerra a suon di volantini elettorali, di associazioni, correnti e fondazioni, a suon e di primarie combattute alla morte e solo al nostro interno, per essere davvero utili e credibili. Se non lo faremo, non ci voteranno più i nostri elettori. Se non lo faremo, cercare i voti dei delusi dagli altri sarà perfettamente inutile: non esisteremo più. 
E quindi, visto che quelli come me, stanchi, innervositi, delusi, in attesa, per ora, sono comunque qui, smettete di comportarvi come bambini di tre anni che fanno le bizze e battono i piedi e iniziate a fare politica. 
In sintesi: per favore, non ci fate arrabbiare. Perchè, come dire: voi sarete in Parlamento, ma senza di noi non esiste il Pd