Più il tempo passa più mi rendo conto del danno. E più il
tempo passa e più navigo fra la rabbia e la rassegnazione, con il terrore di
arrivare all’indifferenza.
A questo punto non mi interessano più i nomi. E nemmeno i
motivi. Mi interessa solo che 100 e passa persone che anche io ho votato mi
hanno delusa e hanno cancellato ogni possibilità che il Pd, per un lungo
periodo, possa essere incisivo nella storia di questo paese.
Quelli come me, che hanno lavorato come matti per fondarlo,
che ci hanno creduto, che hanno lottato per una idea e per delle prospettive,
si sono sentiti traditi. Anzi, peggio: quelli come me si sono sentiti presi in giro. E oggi
sono qui, straniti, a ad aspettare di vedere che cosa altro possono riuscire a
combinare persone che, per chissà quale interesse proprio, di gruppo, di
capobastone o di corrente, hanno mandato in malora tutto il loro lavoro. E
anche un certo tipo di futuro per l’Italia.
Non sono sicura che il congresso possa bastare per rimediare
a questo gran bordello, a questo casino, a questo sconforto. Sento e leggo che
già si mettono le mani avanti, ipotizzando, prima ancora che sia convocato,
scorrettezze e chissà quali diavolerie. Sento e leggo che si vuole un congresso
aperto agli elettori (e come facciamo a sapere elettori di chi? No, così, per
chiedere…).
Sento e leggo che si chiede a gran voce il rinnovamento e il
cambiamento, senza ovviamente specificare che cosa sia e chi davvero lo possa
rappresentare (a meno che non si alluda al proprio capo corrente o al proprio
padrone del vapore).
Ecco, no, non mi piace. Per niente. Magari sogno, ma vorrei
un congresso con regole condivise che nessuno mette in discussione solo perché
pensa di esserne sfavorito. Vorrei un congresso dove si parlasse di problemi
veri e si proponessero soluzioni. Vorrei un congresso dove non si parlasse solo
di nomi e schieramenti, ma di quello che il Pd è e vuole essere. Vorrei, in
definitiva, un Congresso.
Niente di più.
Se non lo faremo, se continueremo con le interviste a
raffica, l’IO prima del NOI, pochi temi per spot e solo per propaganda,
possiamo anche evitarci la fatica di organizzarlo: non servirà a nulla.
Rimarremo un caravanserraglio di pensieri diversi, troppo concentrati a farci
la guerra a suon di volantini elettorali, di associazioni, correnti e
fondazioni, a suon e di primarie combattute alla morte e solo al nostro
interno, per essere davvero utili e credibili. Se non lo faremo, non ci
voteranno più i nostri elettori. Se non lo faremo, cercare i voti dei delusi dagli altri sarà perfettamente inutile: non esisteremo più.
E quindi, visto che quelli come me, stanchi, innervositi, delusi, in attesa, per ora, sono comunque qui, smettete di comportarvi come bambini di tre anni che fanno le bizze e battono i piedi e iniziate a fare politica.
In sintesi: per favore, non ci fate arrabbiare. Perchè, come dire: voi sarete in Parlamento, ma senza di noi non esiste il Pd